Continua il processo a Massimo Bossetti, l’unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio. Intanto si viene a sapere che dal carcere il muratore di Mapello avrebbe scritto una lettera ai genitori della ragazza che secondo l’accusa lui avrebbe ucciso. Per ora la lettera è stata consegnata a uno dei suoi avvocati difensori – Claudio Salvagni. Il legale si è limitato a confermare l’esistenza della lettera e a spiegare che avrebbe intenzione consegnare la missiva a Fulvio e Maura Gambirasio alla fine del dibattimento in corso a Bergamo. Non è trapelato nulla sul suo contenuto – anche se non è difficile immaginarlo.

Durante l’udienza c’è stato uno scontro verbale durissimo tra accusa e difesa, e tra questa e la parte civile. Gli animi si sono surriscaldati al punto che il presidente è stato costretto a sospendere l’udienza. L’accusa in particolare ha messo in dubbio le competenze del consulente della difesa che era stato chiamato a deporre in giornata. Il Pm ha chiesto prima dove si fosse laureato il consulente – che si sarebbe laureato in ingegneria a Friburgo in Svizzera – e ha poi affermato che Denti avrebbe riportato una condanna per falso nel 2006.

In giornata Ezio Denti aveva portato diversi attacchi all’impianto accusatorio contro Massimo Bossetti. Secondo il perito del muratore ci sono in provincia di Bergamo almeno sette furgoni Iveco Dailymolto simili” a quello di Bossetti, per cui ”non possiamo associare nulla a Massimo Bossetti“. E poi Federico Fenili, l’uomo che ha dichiarato di aver visto un furgone svoltare a forte velocità in una via in prossimità della palestra da cui è scomparsa Yara, in un orario compatibile con la sparizione della tredicenne, sarebbe un testimone poco attendibile. Su quella strada ci sono due dossi, per cui non si può  viaggiare a forte velocità. E per dimostrare questa tesi, Denti ha realizzato un video su quella strada. Il testimone poi si troverebbe ad una distanza – valutata in 71 metri – che non gli avrebbe permesso di valutare l’effettiva velocità del mezzo.

Secondo Denti infine potrebbero inoltre mancare dei “video importanti” tra quelli a disposizione degli investigatori – e che sono stati ottenuti a partire dalle riprese delle telecamere di sorveglianza effettuate lala sera del 26 novembre 2010 - quando Yara Gambirasio sparì. In alcuni file poi il numero di frame sarebbe minore di altri, e ciò comprometterebbe la visione dei filmati, visto “che in alcuni casi restituiscono immagini a scatti“.