“Il mio primo pensiero va a Yara, unica vera vittima di questa tragedia. Una bambina che amava la vita e che potrebbe essere mia figlia, la figlia di tutti noi. Neppure un animale avrebbe usato tanta crudeltà”, queste le parole di Massimo Bossetti dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia che dovrà decidere sul suo futuro, che dovrà confermare o meno la condanna all’ergastolo. Massimo Bossetti, infatti, è accusato di aver ucciso la piccola Yara e di averla abbandonata in un campo a Chignolo d’Isola dove verrà ritrovata a tre mesi di distanza dalla scomparsa.

Bossetti: “Quel DNA non è mio”

“Quel Dna non è mio e non sono io l’assassino” ha ribadito in aula Massimo Bossetti contestando quella che viene definita la prova regina di questo tragico caso. “Stanotte non ho chiuso occhio. Tuttavia sono contento di essere qui davanti a voi, così da avere la possibilità di farvi capire che persona sono” ha aggiunto rivolgendosi ai giudici e alla giuria popolare. Per il muratore di Mapello si tratta “del più grande errore giudiziario di tutta la storia“: “C’era necessità di scomodare un esercito ed umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?” ha tuonato, riferendosi al momento dell’arresto, trasmesso anche sulle tv nazionali.

Cosa rischia Massimo Bossetti

L’obiettivo della difesa di Bossetti resta quello di ottenere la ripetizione dell’esame del Dna. La Corte, dunque, potrebbe confermare l’ergastolo inflitto in primo grado o addirittura condannarlo ad un aggravamento della pena di sei mesi di isolamento diurno, per calunnia nei confronti di un suo collega di lavoro, così come chiesto dal sostituto pg.