Probabilmente neanche lo stesso padrone di casa Giovanni Floris se lo sarebbe aspettato, ma quello tra Massimo D’Alema e Marine Le Pen è stato uno scontro dialettico dall’inconsueto fervore.

Ospiti della trasmissione Di Martedì di La 7 insieme a Rosy Bindi, al ministro della Difesa Roberta Pinotti, a Gianni Cuperlo e a Giorgia Meloni, l’ex presidente del Consiglio italiano e la leader del Front National francese hanno ascoltato con calma l’introduzione satirica di Maurizio Crozza, per poi darsi battaglia senza esclusione di colpi.

Il motivo del contendere è stato il differente atteggiamento da tenere nei confronti dell’Europa e della moneta unica, sulla quale D’Alema e La Pen hanno ovviamente posizioni contrapposte. La figlia di Jean-Marie ha definito “un sermone da comunista” il discorso del rivale sulla necessità di rimanere in Europa, paragonando il fallimento della politica dell’Unione a quello del modello sovietico, ugualmente difeso dai sostenitori.

D’Alema ha più volte impostato malamente il dibattito, riferendosi ad argomenti del passato mentre la Le Pen batteva sull’attualità. Emblematico il riferimento a una possibile nostalgia del periodo bellico della donna, in un discorso in cui si parlava della difesa delle frontiere, tra cui quella tra Germania e Francia, sulla quale morirono in milioni durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Le Pen non ha perso l’occasione per rintuzzare, sottolineando la differenza tra chi passa la frontiera per andare in vacanza e chi si occupa di difendere coloro che non hanno la possibilità di farlo. Mentre la politica francese definiva l’Euro una parentesi fallimentare e drammatica che andrebbe chiusa al più presto, quello italiano auspicava una lotta politica in favore della cooperazione e contro i dettami tedeschi di Angela Merkel.

Inevitabile la chiusura sulla spinosa questione dell’immigrazione e del terrorismo. D’Alema ha ribadito che la Francia deve ora fare i conti con il proprio passato coloniale, senza prendersela con il mondo islamico in sé, ma la Le Pen ha chiuso il discorso sbottando la propria incomprensione per una politica fatta solo di parole vuote.

Secondo i termometri mediatici lo scontro ha visto la presidente del Front National ha vinto lo scontro, mostrandosi più concreta e in grado di discutere dei problemi reali. Un segnale d’allarme per la frangia minoritaria del Pd di Renzi?

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