Massimo Recalcati è uno psicoanalista, saggista e accademico italiano. Dopo la laure in Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano,  si è specializzato in Psicologia Sociale. E’ oggi tra docente universitario, nonché direttore scientifico dell’IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata) e fondatore di Jonas Onlus (Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi). Ha inoltre collaborato con riviste specialistiche oltre che per le pagine culturali de Il manifesto e La Repubblica. Tra i più noti psicoanalisti italiani, è autore di numerosi libri, tradotti in diverse lingue, tra cui “L’uomo senza inconscio” (2010), “Cosa resta del padre?” (2011), “Jacques Lacan: desiderio, godimento e soggettivazione” (2012) e “L’ora di lezione” (2014).

Dalla pubblicazione di “Cosa resta del padre?”, Recalcati si è dedicato alla ricerca intorno alla figura del padre e al suo declino nell’epoca moderna, analisi confluita nella teorizzazione de “Il Complesso di Telemaco” edito per Feltrinelli nel 2013.

Il venire meno della figura paterna è una delle cifre della società contemporanea. Su questo argomento si sono interrogati e continuano a interrogarsi sociologi, filosofi e psicanalisti, tra cui Massimo Recalcati, che tuttavia ne Il Complesso di Telemaco, si spinge oltre, individuando un movimento antitetico altrettanto caratterizzante, ovvero “una inedita e pressante domanda di padre”. Attingendo alla mitologia greca, l’autore individua quindi nell’erede di Ulisse (Telemaco) “l’icona del figlio” per eccellenza, di colui che scruta malinconico ma fiducioso l’orizzonte, in attesa del ritorno del padre. “Siamo stati tutti Telemaco”, scrive Recalcati, solo che i giovani-Telemaco di oggi non si aspettano in eredità un regno, al contrario, sono figli della crisi, della disoccupazione e dell’individualismo, ma proprio per questo la loro richiesta di senso è altrettanto forte e autentica: il momento storico presente rende il loro bisogno di ereditare e di acquisire la testimonianza del padre ancora più urgente e necessaria. Telemaco – ricorda l’autore – non è il nostro modello perché ci indica cosa ereditare, ma perché rappresenta il giusto modo di ereditare.

Un saggio analitico e puntuale, arricchito dalla personale esperienza dell’assenza di un padre troppo impegnato col lavoro per prendersi cura dei figli e dalla testimonianza di come, attraverso la riflessione e la meditazione dell’esperienza ricevuta in eredità dai genitori, l’autore sia giunto al superamento di tale trauma. Una lunga e affascinante metafora che mette in primo piano l’attesa, la veglia e la preghiera del figlio per recuperare la figura paterna. Telemaco ci indica la nuova direzione verso cui guardare, perché Telemaco è la figura del giusto erede. Il suo è il compito che attende anche i nostri figli: come si diventa eredi giusti? E cosa davvero si eredita se un’eredità non è fatta né di geni né di beni, se non si eredita un regno? Questo e molto altro è “Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre”, un libro denso e appassionato, che si propone di analizzare la paternità nella società odierna.