Presente il meraviglioso “Manhattan” di Woody Allen, in cui il protagonista Isaac elenca tutte le cose per le quali vale la pena vivere – da Groucho a Louis Armstrong, da Bergman a Marlon Brando, passando per Frank Sinatra e le nature morte di Cezanne – per poi arrivare dove voleva arrivare sin dall’inizio, ovvero al volto della sua giovane e ormai perduta fidanzata? Ecco. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, ci ha dato una sua versione della suddetta lista della spesa in occasione dell’assemblea generale della Conferenza Episcopale: matrimoni gay, unioni civili, adozioni alle coppie omosessuali, utero in affitto, divorzio breve. Solo che per lui queste non sono le cose per cui vale la pena vivere e spendersi, ma quelle che minacciano il bene supremo, ovvero la famiglia cattolicamente intesa.

La famiglia è il perno insostituibile e incomparabile della società, ma è minata da sulle unioni civili e sulle convivenze fra persone dello stesso sesso, sulle adozioni alle coppie omosex, sull’utero in affitto, sul divorzio breve. Nell’orizzonte parlamentare va avanti il disegno di legge delle cosiddette unioni civili e delle convivenze, che conferma la configurazione delle unioni civili omosessuali in senso paramatrimoniale. Tale palese equiparazione viene descritta senza usare la parola ‘matrimonio’, ma in modo inequivocabile. Questa equiparazione riguarda anche la possibilità di adozione, che per ora si limita all’eventuale figlio del partner: è evidente che, come è successo in altri Paesi, l’adozione di bambini sarà estesa senza l’iniziale limitazione”. 

Facciamo finta di dimenticarci che solo qualche tempo fa la vera minaccia che Bagnasco intravedeva per l’istituzione della famiglia era l’individualismo (“Il tesoro della famiglia è minacciato dalla cultura individualista che spinge a disgregare i rapporti, a rendere i legami deboli e incerti: se la famiglia si sfalda, l’uomo si smarrisce e la società perde la sua stabilità“). E facciamo finta di non accorgerci che il “diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva” non è minato dalle adozioni omosessuali, ma dall’abbandono degli stessi bambini negli istituti di accoglienza sociale, che ne influenzano negativamente la salute fisica e mentale. Facciamo finta di dimenticarci che, lo dice la Bibbia, era Gesù che aveva due papà. E, per una volta, evitiamo perfino di chiederci il perché la Santa Sede, attraverso il braccio porporato della CEI, voglia interferire sul processo legislativo di un altro stato sovrano. Limitiamoci solo a riportare un altro stralcio delle dichiarazioni di Bagnasco:

Educare al rispetto di tutti, alla non discriminazione e al superamento di ogni forma di bullismo e di omofobia è doveroso, lo abbiamo sempre affermato: rientra nei compiti della scuola. Ma l’educazione alla parità di genere, oggi sempre più spesso invocata, mira in realtà a introdurre nelle scuole quella teoria in base alla quale la femminilità e la mascolinità non sarebbero determinate fondamentalmente dal sesso, ma dalla cultura“.

Capito? Per Bagnasco l’omofobia è colpa di chi lotta per la parità di genere.