Matteo Renzi ha incontrato Sergio Mattarella al Quirinale per un vertice incentrato soprattutto sul futuro del governo. Secondo alcune voci, poi subito prontamente smentite, ci sarebbero state alcune tensioni tra i due.

Il vertice tra Renzi è Mattarella si è tenuto in particolare per discutere del vertice Nato di Varsavia, previsto per oggi, venerdì 8 luglio, e domani e in cui sarà impegnato il presidente del Consiglio. A tenere banco sono però state anche le tensioni all’interno della maggioranza di governo, con l’ipotesi che alcuni senatori dell’Ncd di Angelino Alfano smettano di sostenere Renzi.

La tensione all’interno della maggioranza potrebbe causare qualche problema in Senato già a partire dalla prossima settimana, quando ci sarà il voto sulla legge per la riforma del bilancio degli enti locali e in cui il governo Renzi potrebbe trovarsi senza i numeri per approvarla.

Matteo Renzi avrebbe manifestato le sue preoccupazioni al presidente della Repubblica, così come ha ribadito che, in caso di sconfitta al prossimo referendum costituzionale, che intanto è stato fissato per il prossimo 6 novembre, il suo governo presenterà le dimissioni. Sembra però che Mattarella non sia d’accordo con questa scelta e voglia impedire che ci siano delle nuove elezioni fino al 2018.

Questa divergenza di vedute sembra abbia portato a un incontro a tratti teso, ma le fonti ufficiali hanno subito smentito, sostenendo che il vertice è avvenuto come al solito in un clima cordiale e disteso. Dal Quirinale si fa inoltre sapere che Mattarella non ha intenzione di seguire “ricostruzioni fantasiose” riguardo alle posizioni che assumerebbe nel caso di una crisi di governo.

Nel frattempo, il Presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi smentisce l’intenzione di procedere con “imboscate” ai danni del governo: “Apprendo da alcuni organi di informazione che sarei parte di un gruppo di otto parlamentari pronti a imboscate nei percorsi legislativi. Come è abbastanza noto, mi sono irrevocabilmente dimesso da capogruppo con la rottura delle larghe intese sulle riforme per la mancata condivisione del presidente della Repubblica. Così come ho criticato in particolare la legge divisiva sulle unioni civili ed il ricorso per essa al voto di fiducia. Da allora valuto liberamente ogni singolo provvedimento e non mi coordino con alcun collega. Detesto le imboscate, credo nel confronto politico a testa alta e ho espresso con una lettera ad Angelino Alfano la mia proposta per una fase di responsabilità repubblicana, aperta almeno a tutti coloro che appartengono alle tradizionali famiglie politiche europee”.

Un’ipotesi che è stata smentita anche dal presidente dei senatori di Area popolare Ncd-Udc, Renato Schifani: “Leggo da retroscena giornalistici che il Gruppo da me presieduto predisporrebbe un’ipotetica imboscata in occasione del voto sul dl Enti locali. Vorrei ricordare come fino ad oggi il gruppo di Ap in Aula si è sempre dimostrato responsabile e compatto, e non ha mai dato luogo ad atteggiamenti ambigui e non in linea con il palese sostegno al governo”.