Continuano a rincorrersi le voci sul futuro politico del Paese dopo la crisi di governo scatenata dalla vittoria del fronte del No al referendum costituzionale, e naturalmente Sergio Mattarella è il sorvegliato speciale a causa del suo ruoli di arbitro e garante istituzionale.

Secondo le fonti dell’Huffington Post il Presidente della Repubblica avrebbe seccamente smentito la possibilità di arrivare alle urne mantenendo la legge elettorale nella stato in cui si trova oggi, giudicando “inconcepibile indire elezioni prima che le leggi elettorali di Camera e Senato vengano rese tra loro omogenee”.

Il referendum ha infatti decretato il congelamento della composizione e delle modalità di elezione del Senato: rimangono dunque due Camere a formare il Parlamento, la cui struttura però è vincolata a criteri elettorali differenti, l’uno proporzionale e l’altro pesantemente maggioritario, con possibili rischi di squilibrio per la governabilità del Paese.

Questo in sintesi sarebbe il pensiero di Mattarella, secondo il quale l’Italia avrebbe bisogno di un governo di transizione che come primo obiettivo abbia quello di sistemare la legge elettorale: i tempi non possono essere veloci come si è fatto intendere in questi primi giorni post-Renzi, dato che la Corte Costituzionale deciderà la sorte dell’Italicum solo il 24 gennaio del 2017.

I 45 giorni previsti per l’organizzazione del voto lasciano intendere che le prossime Politiche non potranno svolgersi prima di marzo – aprile. Ed è proprio il Presidente del Consiglio dimissionario la figura alla quale Mattarella per definire il percorso di modifica dell’Italicum, come d’altro canto richiesto sin dal primo colloquio avvenuto lunedì pomeriggio.

Entro la giornata di oggi è attesa l’approvazione della legge di Stabilità, bloccata con il meccanismo della fiducia e priva degli emendamenti in programma, mentre la direzione del Pd ha già fatto sapere di essere intenzionata a sostenere un governo istituzionale e “di scopo”, alla cui guida potrebbero esserci Piero Grasso, Pier Carlo Padoan o Graziano Del Rio.

Dal canto suo Renzi aveva confidato a Mattarella di volersi concedere “un anno sabbatico per staccare, magari negli Stati Uniti, ma i miei amici del Pd non me lo permettono”; e al Consiglio dei Ministri aveva ribadito: “Sembra assurdo ma non riesco ad andarmene. Di solito i miei predecessori facevano le barricate per restare, io invece voglio togliermi di torno e non ce la faccio”.

Un obbligo che è stato ribadito anche ieri da Pier Luigi Bersani, ospite della trasmissione Di Martedì, durante la quale ha ribadito che la legislatura dovrebbe andare avanti e che non le dimissioni di Renzi non erano affatto necessarie.