Europa e lavoro, uno slogan che aspetta di essere trasformato in fatti. Matteo Renzi lo sa perfettamente e non si è lasciato scappare l’occasione per ricordarlo ai suoi collaboratori. Parlando alla direzione nazionale del Partito democratico il 29 maggio, a Roma, il segretario ha fatto capire che il successo travolgente ottenuto alle elezioni europee 2014 non va sprecato. ”Questo risultato ci carica di gioia, ma anche di straordinaria responsabilità. Questo voto non è semplicemente per il Pd o per il premier; è dato dagli italiani per l’Italia. Abbiamo ricevuto un consenso che ci impone e ci chiama a provare a cambiare il nostro Paese e l’Europa. Non possiamo indietreggiare di mezzo centimetro da questa aspettativa su di noi” – sono le parole del presidente del Consiglio (foto by InfoPhoto).

Prima sfida, cambiare l’Unione europea: “La risposta che l’Europa ha dato alla crisi economica non è sufficiente alle attese dei cittadini europei. La nostra azione deve essere incentrata con grande determinazione a dare all’Europa un respiro più ampio. Non è possibile ci sia un’Europa che si occupa di tutto e lascia l’immigrazione a noi. Lo abbiamo detto in campagna elettorale ma non sono più slogan, sono impegni. L’alternativa al cambiamento dell’Europa è l’Europa che non si salva“.

Ma anche il fronte interno è fondamentale: “C’è la madre di tutte le battaglie che è la riforma del lavoro: il decreto Poletti è un primo momento di sintesi molto importante, ma ora bisogna andare avanti“. Avanti con le riforme, ovviamente: “Mi auguro, penso, credo che la riforma del Senato riprenda rapidamente il proprio corso nella discussione. Subito dopo, e comunque entro l’estate, dobbiamo chiudere il capitolo legge elettorale. Non dobbiamo fare la legge elettorale per andare a votare, a parte che agli altri è passata la voglia di andare a votare, noi non siamo in ansia da prestazione“.