Matteo Renzi a tutto campo nel suo intervento alla trasmissione di Lucia AnnunziataIn mezz’ora“, visto che spazia dall’avanzata dell’Isis in Libia alla legge Gasparri. In primo piano non può che esserci la Libia e il ruolo dell’Isis in questo paese – vista la breve distanza che ci separa.

Su questo tema, il primo ministro ci tiene subito a chiarire che i servizi segreti italiani non sono ovviamente ai livelli della Cia, ma comunque in Libia “siamo i numeri uno“. E continua dicendo che “noi conosciamo come stanno le cose in Libia, voglio dare segnale di tranquillità all’Italia. Conosciamo come stanno le cose e siamo in grado di intervenire“.

La trasmissione è anche un’occasione per spiegare alcune cose alla pubblica opinione. Per esempio che “La minaccia terroristica non arriva da chi arriva con i barconi, semmai sfrutta per fare soldi l’invio di barconi. Il contrabbando di stupefacenti e tanti tipi di reati sono gestiti da criminali in rapporto con le fazioni più estremiste. Dobbiamo intervenire anche su questo perché la minaccia potenziale è forte“.

Ovviamente accanto alle spiegazioni, Matteo Renzi continua a sfoggiare il suo abituale ottimismo, per cui “siamo pronti“, e il minacciato pericolo del mezzo milione di immigrati che dovrebbero arrivare dalla Libia sui barconi non si materializzerà, “perché interverremo prima in modo diverso“.

I numeri degli sbarchi sono comunque già eccezionali oggi, “è già accaduto uno sbarco pazzesco di persone: 170 mila. Un livello enorme, che ha battuto tutti i record. Non è accettabile. Abbiamo detto all’Europa non deve fare lo struzzo con la testa sotto la sabbia. È un valore che un bambino sia salvato dalle acque: a chi dice lasciamoli affogare rispondo che non mi dimetterò mai dalla dimensione di uomo“.

La questione libica è solo uno dei punti dell’agenda del governo. Per esempio il nostro premier promette entro marzo una riforma della Rai entro il mese di marzo per “sottrarla al controllo dei partiti“. Il corollario di questa posizione è che intenzione del governo Renzi è quella di “non far eleggere il nuovo cda Rai con la legge Gasparri“. Come passerà la riforma Rai? Probabile che alla fine si ricorra al solito mezzo del decreto legge.

Il primo ministro non risponde alle accuse della presidentessa della Camera Laura Boldrini sul Jobs act: “Un problema suo, non nostro. Noi mandiamo avanti il programma di governo su cui abbiamo chiesto la fiducia e come dobbiamo fare“, e ancora “La Boldrini è la presidente della Camera è l’arbitro dei giochi parlamentari e la lascio fuori dalla discussione“.

Non evita invece lo scontro versale con il leader della Fiom Maurizio Landini: “Non credo che Landini abbandoni il sindacato, è il sindacato che ha abbandonato Landini. Il progetto Marchionne sta partendo, la Fiat sta tornando, meno male, a fare le macchine. La sconfitta sindacale pone Landini nel bisogno di cambiare pagina, il suo impegno in politica è scontato“.

Il nostro premier riesce anche a parlare delle Banche Popolari. Sulle accuse di conflitto di interessi Matteo Renzi attacca a testa bassa: “Male non fare, paura non avere. È una assoluta castroneria galattica. Sono pronto a tutte le verifiche del caso“. E le modifiche che vuole portare il governo, le aveva tentate prima di lui “un galantuomo come Carlo Azeglio Ciampi nel ‘97 con Mario Draghi. Abbiamo ripreso quel principio. Mi auguro e aspetto con pazienza che la procura e la Consob facciano il più velocemente possibile il loro lavoro e chiedo che rendano gli atti pubblici. Facciano chiarezza: sono il primo a volerla sulle Popolari. Ma dentro la squadra di governo non c’è dubbio alcuno: di tutte le polemiche questa è la più ridicola“.