Lui lo chiama Jobs Act, imitando lo stile anglosassone nel nominare le leggi; una traduzione approssimativa sarebbe “legge sui posti di lavoro”. Matteo Renzi ha diffuso sulla propria newsletter (enews) lo schema di riforma delle regole sul lavoro targato Pd.

Il nuovo segretario è molto generico nelle sue proposte. E’ un punto di partenza: “E’ un documento aperto, politico, che diventerà entro un mese un vero e proprio documento tecnico“. L’intento è migliorarlo con le osservazioni ricevute e discuterlo quando si riunirà la direzione del partito, il 16 gennaio.

Renzi spiega che il Pd presenterà un singolo piano industriale con indicazioni concrete per creare posti di lavoro in ciascuno dei seguenti settori: cultura, turismo, agricoltura e cibo; Made in Italy; Ict (informatica); Green Economy; nuovo welfare; edilizia; manifattura.

La strategia è suddivisa in sei punti: semplificazione delle norme, attraverso un codice unico del lavoro ben comprensibile anche all’estero; riduzione delle forme contrattuali, per arrivare ad un contratto d’inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti; assegno universale per chi perde il posto di lavoro, associato all’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro; rendiconti online obbligatori sull’uso del denaro pubblico per la formazione professionale; agenzia unica federale per coordinare centri per l’impiego, formazione ed erogazione degli ammortizzatori sociali; legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei consigli d’amministrazione delle grandi aziende.

Renzi (foto by InfoPhoto) chiude la sua proposta commentando: “Su questi spunti, nei prossimi giorni, ci apriremo alla discussione. Con tutti. Ma con l’idea di fare. Noi vogliamo dire che l’Italia può ripartire se abbandoniamo la rendita e scommettiamo sul lavoro“.