Un’orgia di promesse, tweet allo sfinimento, anticipazioni del paradiso prossimo venturo; tuttavia per il momento i numeri che dovrebbero spiegare come tradurre le promesse in realtà sono piuttosto latitanti.

E’ questo il senso delle maggiori critiche rivolte a Matteo Renzi dopo lo spettacolo mediatico del 12 marzo sotto forma di conferenza stampa, in cui il presidente del Consiglio ha illustrato il suo Jobs Act (ma perché non chiamarlo “piano per il lavoro”?).

La promessa dei mille euro all’anno destinati ai lavoratori dipendenti ha incontrato l’applauso da parte dei sindacati, perfino dalla Cgil, come sottolineano le parole di Susanna Camusso: “Oggi si può cominciare a festeggiare. Io credo sia molto positiva la scelta di intervenire subito sulla riduzione della tassazione per il lavoro dipendente. Ma per i pensionati si sarebbe potuto fare di più“.

Le fa eco Raffaele Bonanni della Cisl: “Sono contento; sono anni che insistiamo su questo punto: i lavoratori devono pagare meno tasse“. Contenta anche la Uil, anche se questa volta il Governo non ha trattato direttamente con i sindacati. Luigi Angeletti: “E’ peggio quando i governi ci invitano ma non riducono le tasse. Preferiamo il contrario: lo leggiamo sui giornali ma brinderemo lo stesso“.

Le opposizioni non sono invece tenere col premier (foto by InfoPhoto). Renato Brunetta, Forza Italia: “Manovra imbarazzante. Non c’è un testo, non c’è un numero, non c’è un provvedimento. Solo slides e figurine“. Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, su Facebook: “Matteo Renzi a metà tra il Presidente del Consiglio e il venditore di pentole. Valuteremo dalla reale qualità delle pentole se acquistarle. Speriamo di non doverci accorgere, quando non saremo soddisfatti, che non ci sono più i soldi per essere rimborsati“.

I deputati del Movimento 5 stelle, in una nota collettiva: “Fuffa allo stato puro. Renzi è come il pesciolino rosso delle sue slides: non ha nulla da dire anche se apre la bocca“.