Come sarà il Documento di economia e finanza? Secondo il premier Matteo RenziNon ci sono alla vista né aumenti di tassazione né tagli alle prestazioni che i cittadini ricevono. C’è bisogno di dimagrire un po’ per la macchina pubblica, ma se i sacrifici li fa la politica per me non è un problema. Se salteranno poltrone nelle partecipate io quello lo considero un beneficio per i cittadini, non un sacrificio“. Secondo il premier il Def conterrà una stima prudenziale di aumento del Pil per l’anno in corso dello 0,7%, e dovrebbe contenere uno sforzo per quanto riguarda la spending review – a cui lavorano i nuovi commissari Yoram Gutgeld e Roberto Perotti – di 10 miliardi, ma secondo il primo ministro “c’è spazio per tagliarne 20“. Secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, le clausole di salvaguardia saranno disinnescate in parte con la spending review, in parte “automaticamente grazie ai benefici della crescita” e alla spesa per interessi sul debito pubblico inferiore alle previsioni – dimentica di citare i sei miliardi che dovrebbero arrivare dalla maggiore flessibilità concessa dall’Europa in cambio delle riforme.

Matteo Renzi ribadisce per l’ennesima volta che il bonus Irpef è considerato a livello contabile come una maggiore spesa. Questo “dà fiato alle trombe di chi dice che c’è un aumento delle tasse” – sono i soliti “gufi“, “ma chi sta a casa sa che non è così, i cittadini sanno che non cosi“. Il Def definitivo dovrebbe essere approvato il prossimo venerdì. Rispetto ai giorni scorsi sappiamo che l’esecutivo intende raccogliere 1,5 miliardi di euro dai tagli alle agevolazioni fiscali – e quindi rappresenta un aumento indiretto delle imposte -, mentre altri 1,6 miliardi dovrebbero arrivare dalle riduzioni agli incentivi alle imprese.

Un altro capitolo della revisione della spesa dovrebbe riguardare la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi. La riduzione delle centrali di acquisto da 32.000 a 35 dovrebbe garantire due miliardi di risparmi. Sui restanti cinque miliardi i contorni sono sfumati. Ci dovrebbe essere una stretta sulle partecipate locali, l’adeguamento delle regioni e delle aziende sanitarie ai costi standard – come stanno già iniziando a fare i comuni -, l’eliminazione della Forestale e la riorganizzazione di Prefetture e altre strutture periferiche dello Stato. Infine è alle viste una stretta sulle pensioni di invalidità.