Matteo Renzi ostenta sicurezza di fronte ai giornalisti durante la sua apparizione di sabato 9 agosto al raduno degli Scout in corso a San Rossore (Pisa). Il tema dominante è sempre quello delle riforme. Il presidente del Consiglio, dopo aver incassato l’approvazione in prima lettura della riforma del Senato, lascia intendere che i giochi siano fatti. Molto ottimista, poiché il testo dovrà ancora passare alla Camera dei deputati, poi tornare al Senato per la seconda lettura e quindi nuovamente a Montecitorio. E ogni cambiamento apportato da una delle camere dovrà essere confermato dall’altra. Potrebbe uscirne qualunque cosa, perfino il ritorno alla monarchia.

E gli occhi dell’Europa restano sempre puntati verso Roma: nelle altre capitali continentali sono tutti pronti a bastonarci alla prima occasione; e anche quando gli inviti a maggiore concretezza sulle riforme arrivano da una voce amica, come quella del governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, si tratta di parole che fanno male.

Di conseguenza Renzi spinge sugli slogan, la cosa che finora ha dimostrato di saper fare meglio. Intervistato dal quotidiano torinese La Stampa, il premier ha dichiarato: “Oggi non è l’Europa che deve dire a noi cosa fare. Non abbiamo bisogno di spinte da Bruxelles, minimamente. Sono gli Stati, anzi, a dover indicare alla Commissione via e ricette per venir fuori dalle secche“. E torna sull’approvazione del disegno di legge costituzionale: “Se non avessimo fatto questa riforma subito, nei tempi annunciati, non l’avremmo fatta mai più. E’ la madre di tutte le battaglie, di questo sono sicuro“.

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