Archiviata la parentesi internazionale, Matteo Renzi torna a concentrarsi sull’Italia. E lo annuncia, come sempre, in un tweet. Si è alzato presto, il presidente del Consiglio. Alle 6.15 del 25 marzo ha cinguettato: “Terminato il G7, sono a Roma per lavorare sui nostri dossier: province, senato, titolo V, CNEL, scuole, patto di stabilità. #buongiorno“.

Il palcoscenico dell’Aja, in cui in questi giorni le principali nazioni hanno deciso di colpire la Russia per l’annessione della Crimea escludendola dal G8, è servito a Renzi (foto by InfoPhoto) per fare un po’ di marketing legato al proprio Governo. Ma, ottenute le rituali manifestazioni di stima da parte dei leader internazionali, la grande sfida è sempre quella interna.

Le riforme istituzionali sono il cuore della politica renziana; senza di queste crolla tutto. E la promessa abolizione delle province ne è uno dei cardini fondamentali. Ma le resistenze che deve superare sono enormi. Non ultima quella dei sindacati e della Confindustria. Per non parlare del potentissimo apparato burocratico pubblico, minacciato dai tagli.