Matteo Renzi ammette la sconfitta ed anticipa di qualche giorno la direzione nazionale del Partito Democratico, prevista inizialmente per lunedì 27 giugno e fissata a venerdì 24.

In una nota emanata nei minuti successivi alla diffusione dei risultati parziali, il pd aveva parlato di “sconfitta senza attenuanti”, appena mitigata dalle vittorie ottenute a Milano e Bologna, ma con “l’amaro in bocca per alcune sconfitte molto dure, da Novara a Trieste”.

Una direzione che potrebbe svolgersi in un clima da resa dei conti, con la minoranza che, come spiega all’Ansa un dirigente sottolineerà ancora una volta come il progetto Partito della Nazione sia “fallimentare. L’inserimento di Verdini, poi, ha segnato la morte del centrosinistra”.

Renzi, dal canto suo, proverà a mettere da parte le polemiche contro chi considera “esclusivamente intenzionato a volere il male del Pd”.

Le sconfitte di Roma (messa in preventivo) e quella inopinata di Torino (dove si è registrato un clamoroso ribaltamento di fronte) hanno fatto suonare un campanello d’allarme ancora più rumoroso. Quello che riguarda il referendum autunnale, dove la posta in gioco sarà il Governo stesso.

M5S e centrodestra hanno dimostrato che insieme possono far saltare il banco. Il presidente del consiglio prova a correre ai ripari per restare tale anche dopo le forche caudine dell’appuntamento di ottobre.