Tutto nasce da un passo dell’ordinanza ministeriale numero 11 dell’29 maggio 2015: “Nella terza prova devono essere coinvolte, entro il limite numerico determinato nell’articolo 3, comma 2, del decreto ministeriale 20 novembre 2000, n. 429, tutte le discipline comprese nel piano degli studi dell’ultimo anno di corso, purché sia presente in commissione personale docente fornito di titolo ai sensi della vigente normativa“. Questa circolare del Miur prevede il numero di materie da includere nella terza prova della Maturità 2015 ed è scritta in uno stile così paludato e burocratico da lasciare spazio a diverse letture.

Alcuni hanno pensato che la circolare imponesse l’obbligo di includere cinque materie nel quizzone della terza prova. In particolare hanno dato questa lettura l’ufficio scolastico regionale del Piemonte insieme al provveditorato, che l’altroieri avevano convocato tutti i presidenti delle commissioni di maturità per spiegare che l’ordinanza inviata dal Ministero il 29 maggio diceva che la terza prova doveva contenere domande su cinque materie.

Alla fine l’allarme è rientrato e anche quest’anno si continuerà a decidere a livello di singole scuole – come prevedeva la riforma Berlinguer del 2000. Di chi è la colpa del caos creato? Il Miur dice che il Piemonte avrebbe interpretato la circolare in maniera non corretta, mentre l’ufficio scolastico regionale afferma che è il ministero ad aver fatto marcia indietro: “Questa mattina abbiamo espresso al Miur tutte le perplessità e le proteste dei professori, perciò alla fine dal Ministero hanno deciso di soprassedere” – per loro “l’ordinanza è stata sospesa“. Per dirimere la questione il Miur ha emesso una nota in cui precisa che “la terza prova è predisposta dalle commissioni d’esame sulla base del documento che è stato definito entro il 15 maggio scorso da ciascun Consiglio di classe“. Allarme rientrato per il quasi mezzo milione di studenti che deve affrontare in questi giorni la Maturità 2015.