Nessuna delle prove di Maturità si può dire “una passeggiata”: ognuna, a modo suo, nasconde delle insidie e, anche a seconda delle predisposizioni naturali, è causa di ansie e preoccupazioni. Tra i vari step che compongono l’Esame di Stato ce n’è uno però, in particolare, che ogni anno, tra maggio e giugno, toglie il sonno a migliaia di maturandi: la prova orale!

L’ansia di parlare in pubblico, le numerose materie coinvolte, i commissari esterni, l’incertezza delle domande e l’incombenza di preparare un percorso multidisciplinare che potrebbe essere la nostra salvezza, come rivelarsi una zappa che ci tiriamo sui piedi da soli. Tutto ciò fa dell’esame orale una vera incognita.

Nervi saldi però! Ci sono alcuni capisaldi cui aggrapparsi e, partendo da quelli, arrivare all’orale preparati e relativamente tranquilli. Punto uno: conosci il tuo nemico. Per prepararsi al meglio è innanzitutto necessario tenere a mente come si svolgerà la prova.

 Lo schema classico per l’orale della maturità prevede:

  1. Discussione della tesina
  2. Domande varie da parte degli esaminatori
  3. Discussione e correzione degli elaborati scritti

Quindi:

  • assicuratevi di avere sufficienti copie della tesina da distribuire ai presenti (di solito 6 professori in commissione) più una per voi.
  • preparatevi un discorso sintetico che renda conto della tesina in dieci o massimo quindici minuti.
  • decidete in anticipo l’argomento da cui partire: chi ben comincia è a metà dell’opera, quindi cercate di esordire con l’argomento o gli argomenti in cui siete più ferrati.
  • quando si passerà alla “seconda fase”, quella delle domande libere, dovreste ormai sentirvi più sciolti nell’esposizione. E’ bene però aver in precedenza passato al vaglio le possibili domande inerenti al vostro elaborato, come anche argomenti che avrebbero potuto collegarsi, ma che non avete approfondito in tesina. Solitamente gli interventi dei professori si attengono a queste due opzioni.
  • nell’ultima fase della prova orale si torna infine sulle prove scritte svolte nei giorni precedenti. E’  utile dunque ripassare gli argomenti oggetto di quelle prove, individuare gli errori commessi e dimostrare di saperli correggere.

Detto ciò tenete presente che il programma dell’ultimo anno è troppo esteso per pretendere di ricordare alla perfezione ogni dettaglio. Prima di catapultarvi in un ripasso infinito (che comunque avrete già in parte affrontato per la terza prova) stendete una lista degli argomenti organizzati per priorità: cominciate da quelli più importanti, fino a quelli cosiddetti “minori” e mettete ben in evidenza le tematiche che potrebbero far accendere delle lampadine nella testa degli esaminatori sentendovi esporre la vostra tesina.  Naturalmente, prima di lanciarsi nel ripasso, assicurati di aver ultimato per bene il vostro percorso multidisciplinare.

Utile è anche tenere presente che durante una comunicazione, il 55% del significato viene trasmesso dal canale “non verbale”, ovvero il linguaggio del corpo. Quindi niente braccia incrociate, che manifestano chiusura, ponendo una barriera tra voi e l’interlocutore e mai sedersi con la schiena all’indietro e le gambe distese, postura che comunica scarsa attenzione, apatia e lontananza. Protendetevi invece leggermente in avanti, accompagnando con le mani quello che state dicendo (ma senza gesticolare troppo) e utilizzate bene lo sguardo: create interazione con il professore che vi ha posto la domanda guardandolo negli occhi, ma date importanza anche al resto della commissione, per rendere tutti partecipi del discorso. Questo dimostrerà padronanza dell’argomento e creerà un maggiore coinvolgimento. Il 38% del messaggio è invece comunicato dal linguaggio “paraverbale”, che comprende l’uso della voce, il volume, il tono, il ritmo del discorso ecc.. L’obiettivo è trasmettere autorevolezza e sicurezza, quindi utilizzate un tono di voce non troppo alto, ma deciso, accompagnato da pause, ma soprattutto niente riempitivi tipo “ehm, mmm, cioè”… Solo il 7% del messaggio è infine trasmesso dalle parole (linguaggio “verbale”). Si può quindi utilizzare una forma giornalistica, dal generale al particolare, giungendo a formulare una conclusine precisa. Un buon suggerimento da seguire in vista dell’esame orale è dunque quello di esercitarsi davanti allo specchio, ripetendo più e più volte il nostro discorso, oppure registrarsi per poi riascoltare l’esito dell’esposizione.