Oggi, 20  marzo, in tutto il mondo si celebra il MeatOut Day, la Giornata Internazionale senza Carne. Istituito nel 1985 negli Usa, Il MeatOutDay si propone di promuovere un’alimentazione salutare e non violenta, a base di frutta, verdura e cereali integrali. Costituisce un’opportunità per conoscere i vantaggi di un’equilibrata dieta vegetariana, riflettere sui diritti degli animali, e iniziare a sostituire gradualmente le proteine di origine animale con ingredienti e cibi vegetali ugualmente gustosi e ricchi di tutte le proprietà organolettiche necessarie. L’obiettivo è infatti quello di rendere noti ai più gli aspetti positivi di una dieta vegetariana, evidenziando al contempo quali sono le alternative alimentari alla carne e ai latticini e quale sia la loro reperibilità nella grande distribuzione, nei ristoranti e così via.

In sintesi, il MeatOutDay si propone come occasione per far riflettere l’opinione pubblica mondiale su tematiche importanti legate all’alimentazione, l’etica e le ricadute ambientali che un eccessivo consumo di carne può provocare, ribadite anche dai principali esponenti di organizzazioni internazionali come ONU  e  FAO.

L’importanza dell’operazione “meatout” è vertiginosamente cresciuta nel corso dei suoi vent’anni di vita, fino a divenire la più importante campagna di educazione alimentare a livello mondiale. Non solo negli Stati Uniti (suo luogo di origine) ma anche in molti altri Paesi si moltiplicano gli eventi ad essa correlati: semplici tavoli informativi, mostre, succulente dimostrazioni culinarie e feste di vari genere. A tutti i partecipanti, ai curiosi e agli ospiti viene soltanto chiesto di “dare un calcio alla abitudine di mangiare carne, almeno per un giorno – il 20 marzo, primo giorno di primavera – e di affacciarsi verso un mondo nuovo, in cui l’alimentazione è salutare, non violenta, a base di frutta, verdura e cereali integrali.”

Le motivazioni di chi per primo ha sposato la protesta – era il 1985 quando l’organizzazione noprofit FARM organizzò la prima edizione del Meatout Day – riguardano sia la salute (mangiare meno carne riduce il rischio di malattie cardiache e tumori), sia l’ambiente (per produrre una bistecca servono 4mila litri d’acqua, afferma uno studio dell’Ue), sia l’etica (le terre che servono a coltivare mangimi potrebbero essere utilizzate per sfamare l’uomo).

Dire basta alla carne farebbe infatti bene alla salute: prolunga la vita e ne migliora la qualità. Uno studio condotto su di un campione di oltre 60mila persone, in un arco di tempo durato 12 anni e pubblicato sul British Journal of Cancer, ha dimostrato che i vegetariani hanno meno probabilità di ammalarsi di tumore rispetto a chi mangia carne. I risultati sono impressionanti: i vegetariani hanno il 45% di probabilità in meno di sviluppare il cancro del sangue (leucemia e altri tipi) e il 12% di probabilità in meno di manifestare un qualsiasi tipo di tumore. Chi consuma molta carne – due volte al giorno, per esempio (un panino col prosciutto a pranzo e una bistecca a cena) – vede aumentare del 35% il rischio di ammalarsi di cancro all’intestino. “Benché a molti possa sembrare strano – afferma Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa – la carne può essere un nemico della nostra salute. Sono numerosi gli studi che hanno dimostrato l’esistenza di una stretta correlazione tra un regime alimentare a forte contenuto di grassi saturi di origine animale e molte patologie, tra cui il cancro. Vegetariani e vegani, invece, non solo non vengono colpiti dai tumori dell’apparato digerente, ma sono meno soggetti anche ad altre alle malattie come diabete, trombosi, osteoporosi, artrite, malattie renali, obesità e ipertensione. La dieta vegetariana e vegana, inoltre, contribuisce a mantenere pulite le nostre coronarie e, di conseguenza, a prevenire il 97% delle cardiopatie”.

Secondo Carla Favaro, nutrizionista dell’Università Bicocca di Milano «la carne rappresenta un alimento ricco di proteine di elevata qualità, che fornisce tutti gli aminoacidi essenziali, quelli che devono necessariamente essere introdotti con la dieta perché l’organismo non è in grado di sintetizzare”. Ma non è tutto: “Una bistecca contiene anche minerali, come ferro e zinco e vitamine del gruppo B, in particolare la B12”. Tutto però dipende dalle quantità. La Società Italiana di Nutrizione Umana raccomanda di non superare le 3-4 porzioni da 100 grammi la settimana, da alternare a pesce, formaggio, legumi. “Basta seguire questo accorgimento per tenersi ben al di sotto di quei 500 grammi di carne rossa alla settimana, peso cotto, che il World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research raccomandano di non superare» precisa Favaro, che consiglia inoltre di “evitare o limitare il ricorso a cotture “spinte” (come per esempio la cottura alla griglia) che possono portare alla formazione di composti, come le ammine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici, che si sono dimostrati cancerogeni negli animali”.

L’addio al consumo di carne, secondo l’Enpa e molti autorevoli studiosi, sarebbe inoltre la chiave di volta per risolvere molte delle situazioni emergenziali del pianeta. Chi è dalla parte degli animali, sa bene che lo stile alimentare che ognuno di noi segue condiziona la sopravvivenza e il benessere della Terra. “Solo il 20% della popolazione mondiale ha regolare accesso alle risorse alimentari, mentre il 26% della superficie terrestre è coperta dagli allevamenti, ai quali è imputabile l’emissione del 18% dei gas serra, la distruzione di milioni di ettari di foreste e la perdita di biodiversità, nonché la produzione annua di 1.050 miliardi di tonnellate di deiezioni, senza contare le risorse spese per acqua e foraggio” spiega Ilaria Ferri, che conclude poi sostenendo che “se le risorse necessarie alla produzione di carne fossero investite nell’agricoltura, probabilmente la fame sarebbe solo un ricordo.

Infine, le motivazioni etiche a sostegno di una dieta prima di carne fanno leva su dati quali il sempre crescente numero di uccisioni animali nel mondo a scopo alimentare, che attualmente sfiora quota sei milioni ogni ora, e le barbarie cui questi animali sono sottoposti prima e durante il processo di macellameto. Non posso non pensare ad esempio alle estreme sofferenze causate dai viaggi degli animali destinati al macello: a chi non è capitato di vedere camion stipati di animali viaggiare sulle autostrade, sotto il sole cocente di agosto?! Questo è quello che subiscono ogni anno circa 80mila cavalli che partono dalla Spagna per percorrere migliaia di chilometri prima di raggiungere i macelli di destinazione. Durante questa infinita via crucis (che può durare dalle 30 alle 40 ore) i cavalli sono stipati su camion, in spazi angusti, dove gli animali che cadono a terra sfiniti vengono calpestati dai compagni con cui condividono i pochi metri quadrati del pianale. I capi dovrebbero per legge viaggiare in box individuali, ma questo non sembra valere per i trasporti tra Spagna e Italia. Durante questi viaggio gli animali troppo spesso non vengono fatti scendere e rifocillati, anche se le norme in materia prevedono che ciò avvenga almeno ogni 24 ore. “Siamo convinti che il commercio di cavalli vivi su lunga distanza debba finire – sostiene la Lav – e che le leggi sul benessere animale emanate dall’Unione europea debbano essere fatte rispettare in modo rigoroso. Occorre eliminare il commercio di animali vivi su lunghe distanze e, se proprio deve essere, chiediamo che la macellazione avvenga vicino ai luoghi di allevamento. Il loro trasporto su così lunghe distanze è un qualcosa di crudele e non necessario». Ogni anno in Italia vengono macellati circa 170mila cavalli, la maggior parte dei quali viene importata da Paesi dell’est Europa e dalla Spagna. Mentre l’importazione di cavalli vivi dall’est Europa sta diminuendo, l’importazione dalla Spagna sta crescendo costantemente e ogni anno giungono dalle regioni spagnole oltre 10mila cavalli, con un trend di crescita costante negli ultimi anni.

Il consumo di carne causa più sofferenza e morte che qualsiasi altra attività umana; ma tutto questo non deve per forza essere una realtà! Può essere fermato, anche e soprattutto con l’adesione a giornate come questa, in cui, uniti, è possibile mandare un messaggio forte: per l’uomo il consumo di carne non è una un presupposto irrinunciabile, non è questione di sopravvivenza, anzi, come abbiamo visto spesso si può rivelare dannoso per la salute. Diciamo basta al consumo di carne.  Abbracciamo uno stile alimentare più salutare e non violento!