Il gruppo Mediaset, tramite la sua controllata al 40% Ei Towers, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto sul 100% di Rai Way, la società che possiede le torri per il broadcasting del segnale tv: 1,22 miliardi di euro che serviranno alla creazione del più grande polo nazionale di infrastrutture televisive, con oltre 5mila antenne e ripetitori, benché, secondo la nota ufficiale di Ei Towers, si continuerà “a garantire l’accesso alle infrastrutture a tutti gli operatori televisivi“. Solo una ventina di giorni fa, Ei Towers aveva provato a comprare i 6mila ripetitori di Wind, finiti invece alla spagnola Abertis.

L’operazione si presenta molto interessante per i soci di Rai Way, che vedrebbero aumentare il valore delle azioni del 22% rispetto alla quotazione attuali e del 57% rispetto a quella del novembre scorso, quando Rai Way ha fatto il suo ingresso in Borsa; in totale, Mediaset ha messo sul piatto 851,3 milioni di euro in contanti, più altri 374 milioni in azioni. L’affare potrebbe andare in porto entro la prossima estate, a patto che arrivino le assicurazioni necessarie: quelle dell’antitrust, ovviamente (non è difficile immaginare le perplessità che può suscitare una simile manovra), ma anche quella della Rai, dal momento che servirà l’autorizzazione da parte del 66,7% del capitale.

Parallelamente, l’offerta di acquisto di Rai Way serve anche a far chiarezza su alcune recenti mosse del Biscione. Appena due settimane fa, per esempio, c’era stato l’annuncio da parte di Fininvest della cessione del 7,79% delle quote di Mediaset e del conseguente incasso di 377 milioni di euro; liquidità spendibile, e immediatamente spesa, per due operazioni disgiunte ma simili nella filosofia: la scalata a Rai Way, appunto, ma anche quella alla sezione libri di Rcs attraverso Mondadori. Inoltre, come si legge nella nota di Ei Towers, l’eventuale acquisto di Rai Way consentirà al gruppo di ”svolgere un ruolo rilevante nel settore delle telecomunicazioni“. E questo spiega, per esempio, il perché, a inizio gennaio, Mediaset ha ceduto l’11,1% di Premium agli spagnoli di Telefonica, primo azionista Telecom.