I medici ridevano durante gli aborti: è quanto traspare dalle intercettazioni che coinvolgono alcuni sanitari dell’ospedale di Reggio Calabria. Le intercettazioni fanno parte delle indagini della Guardia di Finanza nel corso dell’inchista Mala Sanitas che ha visto l’arresto di quattro tra i più importanti medici dell’ospedale calabrese: Pasquale Vadalà, ex primario dell’unità operativa finita sotto accusa, e Alessandro Tripodi, nipote del capomafia Giorgio De Stefano, sono stati disposti i domiciliari. Il provvedimento è stato notificato anche ai dottori Daniela Manunzio e Filippo Luigi Saccà.

A quanto pare se in sala parto non tutto andava come da procedura i medici erano pronti a inquinare le cartelle cliniche dei pazienti. Il dott. Alessandro Tripodi, primario del reparto di Ostetricia e ginecologia del Riuniti, quando è morto il piccolo Domenico nel 2010 è scoppiato a ridere e con una scusa si è messo irreperibile dicendo alla moglie: ”E’ morto un bambino e io ho spento il cellulare apposta, sennò il collega mi avrebbe chiamato in continuazione ah ah ah”. Ma le intercettazioni choc registrate dai finanzieri sono tantissime come quando Tripodi racconta: “Al collega gli è rimasto l’utero nell mani, ah ah ah… la paziente stava morendo. (…) Aveva la vescica aperta, le hanno sfondato la vagina.”

Il magistrato attribuendo le colpe ai medici scrive: “Ai fini dell’individuazione delle responsabilità giova evidenziare, sulla scorta dei dialoghi captati, che le condizioni di salute già precarie della paziente, poi deceduta, si siano notevolmente aggravate in conseguenza di una serie di errori tecnici, commessi nel corso dell’ intervento eseguito dai sanitari reparto di Ostetricia e ginecologia”.

Tripodi parlando con un infermiera sempre nel 2010 dice: “Immagino il dottor Timpano ha fatto danni, poi ha concluso l’opera. (ride)” e la donna risponde: ”Mamma che scempio, povera chi ci capita”. E la risata pare sia una costante di tutte le intercettazioni tanto che il giudice per le indagini preliminare sottolinea: “Si ride costantemente degli altrui errori, forieri di devastanti conseguenze per le gestanti, ignare vittime” .

Caso eclatante tra tutti è quello che coinvolge la sorella del dott.Tripodi dove il fratello ha organizzato a tavolino l’aborto senza il consenso della donna solo perché sospettava che il feto presentasse delle patologie cromosomiche. Parlando con il dott. Saccà dice: “Fagliela tragica, hai capito? Dille che c’è un distacco e non si può far nulla” che replicò: ”Ma scherzi? Non esiste, tuo cognato penserà che lo abbiamo ammazzato”. Alla fine, i due decisero di somministrare alla gestante  un farmaco per interrompere la gravidanza: “Senza dirle un cazzo, le metto il Cervidil e le spiego che sospendiamo la flebo”. Hanno affermato gli inquirenti: “La strategia concordata dai due sanitari era quella di somministrare, all’insaputa della donna, un farmaco abortivo, per stimolare le contrazioni della gestante ed indurre l’interruzione di gravidanza”. Alla dott.ssa Daniela Manuzio invece impartisce nuove disposizioni, per impedire il parto della sorella:“Senza che ti veda nessuno, le metti tre fiale di Sint, cosi si sbriga ad abortire”.