Ruth Priestley è un’infermiera di sala operatoria australiana, che ha recentemente deciso di offrire al gruppo di Medici Senza Frontiere presente in Siria la sua esperienza personale e lavorativa. Le sue qualità sono state messe a disposizione di molte persone Siriane e non solo, che hanno subito danni dagli scontri che ci sono in quei territori.

Priestley ha curato parecchi pazienti con diverse tipologie di ferite e come dichiara lei stessa “I nostri pazienti erano principalmente feriti di guerra, con ferite da arma da fuoco o da esplosione. Abbiamo eseguito molti interventi ortopedici e laparotomie che rivelavano lesioni agli organi principali e richiedevano interventi chirurgici complessi. I pazienti a volte avevano anche 13 o più perforazioni nelle viscere, altri avevano ferite alla vescica o la milza divisa in due.”

Ruth Priestley ha anche raccontato in una recente intervista: “mi ha colpito in particolare un ragazzo sul quale abbiamo effettuato 9 delle nostre prime 29 operazioni. La sua ferita ha comportato l’amputazione degli arti inferiori. Tornava regolarmente per gli interventi e alla fine siamo riusciti a chiudere la ferita e l’abbiamo dimesso. E’ tornato a trovarci con le stampelle, accompagnato dal fratello, entrambi sorridenti e felici di rivedere le persone che lo avevano soccorso.

Insomma, nonostante la situazione tragica per chi ha deciso di offrire il proprio sapere all’equipe di Medici Senza Frontiere, ci sono state anche delle soddisfazioni che in quelle situazioni valgono più di ogni altra ricompensa economica possibile.

Ruth Priestley aggiunge anche che la situazione, inizialmente tragica e difficoltosa anche in termini di tempo, è andata man mano migliorando. Mentre aumentavano i rifugiati in quelle zone, sono aumentate anche gli ospedali da campo i quali permettevano di curare molti più pazienti del solito.

Alla fine di settembre, l’equipe di Medici Senza Frontiere, aveva curato circa 1.100 pazienti per un totale di 260 interventi chirurgici.