La Pinacoteca Civica di Ancona apre al pubblico i suoi nuovi spazi con l’inedita esposizione Medusa tra luce ed emozione, che porta nel capoluogo marchigiano lo splendido Busto di Medusa, una delle sculture più affascinanti di Gian Lorenzo Bernini artista-simbolo del Barocco. Il percorso espositivo che si sviluppa attorno alla celebre opera ripercorre la storia della passione tra Gian Lorenzo Bernini e la nobildonna Costanza Piccolomini Bonarelli, moglie dello scultore Matteo Bonarelli, suo collaboratore in San Pietro. Di questa torbida vicenda si è recentemente intravista traccia in una coppia di opere realizzate dall’artista con le sembianze dell’amata: il Busto di Costanza Bonarelli, custodito a Firenze, e il Busto di Medusa, che si pensa raffiguri Costanza/Medusa colta nell’attimo dell’inattesa metamorfosi, in una straordinaria resa emotiva del tragico avvenimento.

La carica emozionale del Busto di Medusa è splendidamente valorizzata da un allestimento multisensoriale, frutto dell’accurata e minuziosa scelta di luci, profumi, musica e molto altro ancora: un’esperienza che, sollecitando tutti i sensi del visitatore, riesce ad esaltare lo straordinario lavoro di Bernini.

L’innovativo sistema di illuminazione a LED, sviluppato da Targetti, consente non solo di cogliere appieno ogni dettaglio della Medusa ma anche di poter interpretare in modo quasi teatrale l’opera, grazie a un elaborato gioco di luci e ombre che fa emergere, come mai prima d’ora, le espressioni e i sentimenti scolpiti nel marmo. Luci che si sposano in un perfetto connubbio con le suggestioni sonore regalate dal brano O Nobilissima Viriditas, uno dei più suggestivi della produzione di S. Hildegard von Bingen, monaca benedettina tedesca del XII secolo, magistralmente interpretate dal soprano Julia Berger. Per ricreare l’atmosfera che avvolge il Busto di Medusa non poteva poi mancare un profumo solenne e raffinato, che potesse ampliare e arricchirne la fruizione. A tale scopo si è tratta ispirazione dalla mirra, la pregiata linfa pietrificata dal sole del deserto, per poi esplorare le emozioni che il pubblico suggeriva: da un lato tristezza, sofferenza, senso di angoscia, perdita di controllo, dall’altro passione struggente, amore carnale, empatia e dolce pietà. Grazie al talento del maestro profumiere Galeazzi sono stati quindi realizzati due bouquet misteriosi, da scoprire e assaporare nel corso della mostra.

L’esposizione è allestita nei nuovi spazi museali frutto di uno straordinario intervento architettonico, che sposa la nuova tecnologia con gli storici ambienti del ’600: scale sospese nel vuoto, grandi vetrate, spazi aperti rendono questo luogo davvero suggestivo e unico. Allestire il Busto di Medusa all’interno di due vani della nuova ala ha determinato per i progettisti Emilio Alberti e Mauro Zocchetta la necessità di creare un percorso espositivo, che offrisse un primo momento di conoscenza e, poi, un’occasione che svelasse l’opera, coinvolgendo direttamente il visitatore in un momento di forte suggestione, entrando in un vortice avvolgente, divenendo tutt’uno con l’opera di Bernini.

Medusa è un creatura mostruosa appartenente alla mitologia greca, era una delle tre Gorgoni, figlie di orrendi mostri marini. Se nelle rappresentazioni più antiche era orrenda, in versioni più recenti (Pindaro, Ovidio) Medusa è stata ritratta come una donna bellissima che, incarnando la perversione intellettuale, seduceva uomini allo scopo di trasformarli in pietra. Nelle Metamorfosi, Ovidio narra che Medusa, la più bella e mortale delle Gorgoni, avesse il potere di pietrificare chiunque osasse incrociare il suo sguardo. Sorpresala nel sonno l’eroe Perseo riuscì però a troncarle la testa guardando l’immagine riflessa nello scudo donatogli da Minerva. Dopo aver liberato Andromeda e sconfitto Fineo, grazie all’intatto potere pietrificante della testa di Medusa, Perseo ne fece dono a alla dea che la pose ad ornamento della sua egida, e poi del suo scudo, come terribile arma per sconfiggere i nemici di ragione e sapienza, virtù da lei incarnate. Di qui l’uso antichissimo, ripreso nel Rinascimento, di ornare gli scudi da battaglia e da parata con la Testa di Medusa, simbolo della virtù e saggezza di chi impugna lo scudo. Bernini, scartando la raffigurazione della testa troncata di Medusa proposta dalla scultura classica, rinascimentale e manierista, scolpisce un vero e proprio busto-ritratto di Medusa, vivente, fermata nel momento transitorio della metamorfosi. Considerata dalla critica una delle opere più problematiche di Gian Lorenzo Bernini, fu probabilmente realizzata nei primi anni di pontificato di papa Innocenzo X Pamphilj, tra il 1644 e il 1648, rientrando nel novero di quelle sculture eseguite dal Bernini “per suo studio e gusto”.

La storia d’amore con Costanza scosse profondamente l’artista, non perchè sposata, ma per l’atroce scoperta che era anche amante di Luigi, suo fratello più piccolo. Scoperto quindi l’inganno, accecato dalla rabbia, fece sfregiare Costanza da un suo servitore e cercò di uccidere il fratello rincorrendolo su di un cavallo, spada in mano, presso Santa Maria Maggiore. La reazione dell’artista fu talmente accesa che la madre, Angelica, scrisse una supplica al nipote Francesco Barberini, affinché questi proteggesse la vita dell’altro figlio, esiliando per un periodo Gian Lorenzo. Papa Urbano VIII rispose personalmente in favore di Gian Lorenzo. “Il Papa assicurato del fatto, diede ordine, che all’esilio fosse condennato il servo e al Cavaliere mandò per un suo Cameriere l’assoluzione del delitto scritta in Pergamena, in cui appariva un Elogio della sua Virtù degno da tramandarsi alla memoria dei Posteri: Poiché in essa veniva assoluto non con altro motivo, che, perché era Eccellente nell’arte, né con altri Titoli era quivi nominato, che con quelli di Huomo raro, Ingegno sublime, e nato per Disposizione Divina, e per gloria di Roma a portar luce a quel Secolo”. Nell’assoluzione del Papa c’era la gloria di Bernini che “se si rese in parte colpevole, ne riportò ancora il vanto di esser dichiarato un grand’huomo, e eccellente nell’Arte”,

La sua Medusa, con il volto di una bellezza classica e dai lineamenti morbidi, osserva in un immaginario specchio la sua immagine riflessa ed è colta nel momento in cui prende coscienza dell’atroce beffa e, materialmente davanti ai nostri occhi, le morbide carni trascolorano, le serpi guizzanti tra i capelli si paralizzano e la sua espressione di dolore e angoscia si fissa per sempre nel marmo. Prova delle capacità di Bernini di cogliere nella scultura il climax di un’azione transitoria e la contraddittoria complessità di uno stato d’animo umano.

Medusa tra luce ed emozione, visibile al pubblico fino al 28 aprile 2013 (Ingresso euro 3,00), rientra nell’ambito del progetto di ricaduta territoriale Tiziano Grand Tour – connesso alla grande retrospettiva Tiziano alle Scuderie del Quirinale – che intende dar vita a un articolato insieme di iniziative espositive e di valorizzazione territoriale incentrate sulla figura e sulle opere di Tiziano. Per tutte le info www.tizianograndtour.it