<<Il “Mein Kampf” ritorna. Ma come oggetto di studio>> titolava qualche giorno fa il sito online de “Il Giornale” la testata giornalistica sotto la direzione del giornalista Alessandro Sallusti. Il quotidiano, di orientamento destrorso, ha allegato all’uscita del cartaceo anche il libro scritto da Adolf Hitler, mentre era in prigione, intitolato “Mein Kampf”, ossia la mia battaglia che siamo tutti, ormai, a cosa ha portato, alla Seconda Guerra Mondiale e all’Olocausto. I diritti del libro sono scaduti e Il Giornale ha deciso di ripubblicare il testo.

La pubblicazione del libro, anche se sotto forma di studio, come afferma il Giornale che, tra l’altro, qualche ora fa ha pubblicato un altro articolo intitolato <<Conoscere per rifiutare>> riferito al libro del fuhrer, ha suscitato diverse polemiche, in primis dalla comunità ebraica italiana che ha dichiarato che “l’operazione” de Il Giornale “è indecente”.

Anche Matteo Renzi, presidente del Consiglio e leader del Partito Democratico, ha commentato l’uscita in “allegato” del libro tedesco al quotidiano di Sallusti, scrivendo un post su Twitter:

Il tweet del Premier ha accolto molti consensi ma lo sdegno non finisce qui e si allunga con la dichiarazione del Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane che ha affermato: “Un fatto squallido, lontano anni luce da qualsiasi logica di studio e approfondimento della Shoah” mentre l’Ambasciata israeliana, con sede nella capitale italiana, ha commentato: “Se ce lo avessero chiesto avremmo consigliato di distribuire libri molto più adeguati per studiare e capire la Shoah”.

L’operazione, non gratuita, de Il Giornale, è stata commentata anche dal direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, Efraim Zurroff, che ha dichiarato: “Che qualcuno abbia pensato di usare il ‘Mein Kampf’ per accrescere le vendite è un fatto senza precedenti e allarmante. A quanto pare quel giornale ha fiutato che c’è richiesta, che sia curiosità o identificazione”.

Insomma, l’iniziativa del giornale di Sallusti è stata bocciata in lungo ed in largo anche se, l’iniziativa diventata ormai una gaffe, come detto, era a scopo “educativo” secondo il direttore che ha commentato cosi tutte le polemiche ricevute: “tutte legittime, alcune comprensibili” ma noi “vogliamo far conoscere l’origine della più grande tragedia del Novecento condannando nella maniera più assoluta un’ideologia su cui il nostro giudizio è chiarissimo”. Una chiarezza che mette, forse, pace alla discussione che però, probabilmente, non si fermerà qui.