Dopo il Regno Unito il terrorismo arriva anche in Australia: o almeno è questa la conclusione che i più hanno tratto dai fatti di sangue avvenuti nella serata di ieri a Melbourne.

Un rifugiato somalo di 29 anni, Yacqub Khayre, ha infatti ucciso un uomo nell’atrio di un condominio della città dopo aver preso in ostaggio una donna per alcune ore. Khayre è stato quindi ucciso dalla polizia nel corso di uno scontro armato.

L’uomo era già noto alla polizia, essendo stato arrestato, processato e quindi assolto con l’accusa di aver provato a a effettuare un attentato suicidio in una base militare di Sydney, mentre altre tre persone erano state condannate per lo stesso reato.

Da novembre si trovava infatti in libertà vigilata nonostante durante la detenzione avesse provocato un incendio e si fosse macchiato di altri crimini violenti.

Inizialmente la sua aggressione non era sembrata essere frutto di un’operazione di tipo terroristico, ma a poche ore dall’accaduto il gesto del rifugiato è stato rivendicato dall’Isis, che ha chiamato Khayre “un nostro soldato”.

Tuttavia era stato lo stesso 29enne a pronunciare frasi sconnesse nel corso del rapimento, quando aveva effettuato una chiamata alla redazione di Channel Seven News, emittente di Melbourne, per porre il suo gesto sotto i riflettori: “Questo è per lo Stato Islamico, questo è per al Qaida”.

Il primo ministro Malcolm Turnbull ha chiesto che venga aperta un’inchiesta sull’accaduto, e in special modo sulla scarcerazione di Khayre: “Ci sono stati troppi casi di persone in libertà vigilata che hanno commesso reati di questo genere. Come mai era in libertà vigilata? Aveva una lunga storia di violenza. Era stato accusato qualche anno fa di reati legati al terrorismo ed era stato assolto. Si sapeva che aveva legami, almeno in passato, con l’estremismo violento”.