Meningite pneumococcica: questa la diagnosi cui è andata incontro la bambina di cinque anni che è morta nella mattinata di giovedì all’ospedale Civile di Brescia.

La piccola, che viveva con la famiglia di origini pachistane a Inzino, era stata ricoverato presso la struttura solo due giorni prima: secondo quanto si apprende la bambina era stata portata al Pronto soccorso nella tarda serata del 7 gennaio.

Preoccupanti i sintomi, con febbre alta e vomito ma senza segni di interessamento neurologico. Dopo un trattamento farmacologico e il miglioramento della condizioni la bambina era stata dimessa dopo 2 ore.

Il giorno seguente però ecco la ricaduto, con un peggioramento improvviso, tanto che intorno alle 9.30 i genitori sono costretti a riaccompagnarla al Pronto soccorso.  La bambina viene allora ricoverata in terapia intensiva, durante la quale viene formulata la diagnosi di meningoencefalite da pneumococco. Nonostante il trattamento apposito non c’è però nulla da fare.

L’ospedale ha fatto sapere di non avere predisposto la profilassi antibiotica per genitori e persone entrate in contatta con la bambina, che è risultata non vaccinata per il batterio pneumococco: “Le meningoencefaliti e le sepsi da pneumococco si presentano in forma sporadica e non sono diffusive; in tali situazioni non è pertanto indicata alcuna profilassi antibiotica per coloro che hanno avuto contatti con il malato poiché non si verificano focolai epidemici“.

Si precisa anche che la morte dalla piccola “non è pertanto da confondere con le forme di meningoencefalite da meningococco delle quali si sta occupando la cronaca in questi giorni e alle quali si riferisce l’attività vaccinale di recente attivazione”.