Il termine mentore deriva per antonomasia dal nome di un personaggio dell’Odissea, Mentore, figlio di Alcimo, colui al quale Ulisse affida il figlioletto Telemaco prima di partire per la guerra di Troia.

Mentore svolse egregiamente il suo compito, ma l’importanza della sua figura è accresciuta dal fatto che Atena stessa, dea della saggezza, prese le sue fattezze per essere d’aiuto al figlio di Ulisse, accompagnandolo durante la telemachia (che occupa i primi quattro canti dell’Odissea), ovvero il viaggio di Telemaco alla ricerca di informazioni suo padre, disperso durante il rientro dalla guerra di Troia. E’ proprio Atena, nelle sembianze di Mentore, a consigliate a Telemaco di recarsi a Pilo, da Nestore, e a Sparta, da Menelao, le ultime persone ad aver avuto contatti Ulisse.

Il termine mentore viene quindi oggi utilizzato con il significato di saggio consigliere. Il mentore è una persona saggia che guida e consiglia l’eroe, per quanto riguarda la letteratura, o, nella vita reale, un giovane talentuoso: l’allenatore può essere un mentore per gli atleti, un professionista affermato può fare da mentore per le nuove leve e così via.

Il mentore è dunque una guida che, pur avendo l’esperienza e la saggezza di un maestro, non impone rigide direttive, bensì prende sotto la sua ala, consigliando e sostenendo con fare paterno il proprio assistito.

Espressioni comuni sono: “è stato per anni il mio mentore”, “fare da mentore”; mentre sinonimi del termine possono essere considerati: consigliere, guida, guru, maestro, precettore.

Il processo che ha portato il termine dall’originario nome proprio ad un nome comune, adattabile ed estendibile ad altri soggetti, è detto antonomasia, ovvero quell’artificio retorico per cui, a partire dalle specifiche qualità del primo soggetto, ci si riferisce con il suo nome a coloro che ne ricordano le caratteristiche: es: “E’ un Ercole”, ovvero una persona molto forte, oppure “Sei proprio un Casanova” per indicare un donnaiolo.