Qual è lo stato di salute del mercato del lavoro in Italia? La situazione, com’è noto, non è certo delle migliori. Nel corso del 2015, ad esempio, si è visto crescere il numero di contratti a tempo indeterminato registrati perché il governo ha concesso esoneri contributivi proprio su questo tipo di nuove assunzioni. La cessazione di questa situazione di favore ha ovviamente provocato un calo, nei primi mesi del 2016, di assunzioni a tempo indeterminato (il 33 per cento in meno per la precisione) e delle assunzioni in generale (meno 12,9 per cento).

I dati dell’Inps meravigliano poco dunque, anche perché nel 2015 il 61 per cento dei contratti di lavoro erano stati stipulati proprio servendosi degli incentivi creati apposta per stimolare il mercato del lavoro e per offrire maggiori opportunità occupazionale. Incentivi ed esoneri contributivi a parte, il mercato del lavoro, per riprendersi del tutto, dovrebbero essere supportato anche da una politica e un’imprenditoria in grado di darle nuove impulsi e quindi da una crescita robusta che possa sostenere anche tutti i nuovi posti di lavoro creati e offrirne anche di nuovi.

I dati lievemente positivi e che influiscono indirettamente anche sul mercato del lavoro riguardano invece l’aumento del Prodotto interno lordo (per quest’anno l’Istat stima un più 1,1 per cento). Guardando sempre al mondo del lavoro, il mese di marzo 2016 ha fatto segnare un tasso di occupazione del 56,7 per cento, ancora troppo basso se si pensa che la media dell’Ocse è del 66,2 per cento mentre quello dell’Eurozona è del 64,5 per cento. E come al solito i dati che preoccupano maggiormente sono di solito quelli legati all’occupazione giovanile che nel 2015 è stato del 15,9 per cento contro il 45,5 per cento della Germania e il 27,9 per cento della Francia.