La ripresa rischia di slittare. Le cause?

La crisi della Borsa e di tutti i titoli mobiliari, la conseguente enorme perdita di ricchezza finanziaria, l’ipotesi della patrimoniale e le varie proposte di tassazione avanzate da tutte le parti politiche

Sono questi i motivi che condizionano pesantemente la possibilità di ripresa del mercato immobiliare: attesa per il 2012, potrebbe invece slittare di 12-18 mesi. La perdita di ricchezza finanziaria subita dai risparmiatori con la crisi della Borsa e dei mercati finanziari in generale e quindi la crisi hanno sottratto risorse economiche per altri tipi di investimento, soprattutto quello immobiliare.

Sullo stop del mercato immobiliare hanno influito anche le notizie allarmanti su possibili tassazioni dei redditi e dei patrimoni dei risparmiatori e di una possibile imposta patrimoniale. Pertanto chi ha liquidità cerca di mantenerla e di salvarla e non rischia di investire nel campo immobiliare che è il più tartassato dal Fisco.

Secondo Cescat, le compravendite si attesteranno quest’anno a 575.000-590.000 unità, interrompendo un trend di ripresa (lieve) del mercato che nel 2009 aveva fatto registrare 614.000 compravendite e nel 2010 617.000.
Per rendersi meglio conto della gravità dei dati 2011 va detto che equivalgono a quelli del 1998 – anno della ripresa dopo gli anni della recessione 1992-96 – azzerando così il boom degli anni 2000-2006 (picco di 869.000 compravendite).
Ovviamente anche il fatturato ne risentirà: solo 96-99 mld di euro rispetto ai 101 mld del 2009 e ai 104 mld del 2010. Il fatturato massimo in Italia si registrò nel 2006 e fu pari a 120 mld. La stessa cosa si può dire per Lombardia: dal picco del 2006, 39,6 mld, a 22,7 nel 2010 (-42,5%).

Secondo le previsioni, alla fine del 2011 sarà di 21 mld, cioè il 47% in meno rispetto al top del 2006. E certamente la contrazione dell’economia immobiliare e dell’indotto influenzerà negativamente l’economia generale del Paese.

Colombo Clerici di Assoedilizia così commenta: “Il settore immobiliare è il volano dell’economia. Come tale risente con ritardo degli effetti della crisi economica e con ritardo, alla fine della crisi, ricomincerà una prudente ripresa. Continuiamo ad esser convinti che in Italia non ci saranno nell’immediato rischi di crack nell’immobiliare: ma, anche se non esiste una bolla speculativa tale da aver creato artificiose crescite dei valori degli immobili, i fattori citati prima potrebbero d’altro lato portare all’esigenza di monetizzare l’investimento mediante alienazioni, dismissioni, esecuzioni forzate per insolvenza. Un conseguente aumento dell’offerta comporterebbe il rischio di una rottura dell’equilibrio di mercato, con effetti del tutto imprevedibili”.