Sembrava scritta la parola fine sul caso della morte di Meredith Kercher, e invece le discussioni proseguono. E forse anche i processi. È almeno quanto si augura l’unico tra gli imputati che è stato condannato per l’omicidio della studentessa inglese assassinata nella notte di Halloween del 2007 a Perugia.

Nel corso di un’intervista televisiva concessa a Franca Leosini davanti alle telecamere del programma di Rai 3 Storie Maledette, Rudy Guede ha raccontato la sua versione dei fatti e spera che le sue responsabilità nell’omicidio di Meredith vengano riviste.

Guede ha ricordato quanto successo in quella notte del 2007, almeno secondo lui: “La sera di Halloween, quando ho dato un bacio a Meredith, ci siamo accordati per vederci il giorno dopo. Sono andato a casa sua per questo motivo. Se sono entrato nella casa di via della Pergola è perché lei mi ha aperto e non perché mi sono arrampicato, o perché mi ha aperto Amanda Knox”.

Rudy Guede ha raccontato poi che non ha avuto un rapporto sessuale con Meredith, poiché sprovvisto di preservativi: “Ci siamo rivestiti e dopo un po’ di tempo avevo bisogno di andare in bagno. Sono andato in quello grande, era il più vicino al salotto e lontano dalla camera di Meredith”. A quel punto: “Ho riconosciuto la voce di Amanda Knox, sono sicuro al 100% che era lei, e ho sentito che le due litigavano. Sono rimasto in bagno per 10-11 minuti e lo so perché perché ascoltavo la musica: due brani interi e il terzo fino a metà. Poi ho sentito un urlo più forte del volume della cuffia che avevo nell’orecchio. Era straziante”.

È a quel punto che il 29enne ivoriano, condannato a 16 anni di carcere per concorso in omicidio, è uscito dal bagno: “Mi sono preoccupato e sono uscito velocemente dal bagno per vedere cosa fosse successo. Tutte le luci della casa erano spente, tranne quella della camera da letto di Meredith. Davanti alla sua porta ho visto una sagoma maschile di schiena. Lui si è voltato e mi è venuto addosso cercando di farsi strada per la fuga. Ho cercato di difendermi perché muoveva le mani, mi sembrava che avesse un bisturi.”

Rudy Guede ha poi visto il corpo di Meredith: “Mi sono reso conto di quello che era successo. Sono andato in bagno e ho preso un asciugamano, poi ho visto che era ferita al collo e ho cercato di tamponare, ma non bastava. Ho preso un altro asciugamano. È stato straziante”.

Dopodiché Guede, preso dal panico, ha deciso di scappare: “Non ragionavo più e sono uscito da quella casa. Ora, pensando a quella paura, mi sento di non aver fatto quello che avrebbe fatto un bambino di 6 anni, cioè chiamare aiuto. Non essere stato in grado di soccorrerla oggi per me è molto doloroso. Avrei potuto fare molto di più. Sono stato un vigliacco. La paura ha avuto il sopravvento. Mi sono detto: chi ti crederebbe?”.

Rudy Guede si è quindi scusato con i famigliari della vittima: “Ho chiesto scusa alla famiglia di Meredith perché non ho fatto il massimo per aiutarla: non sono riuscito a salvarla. Se mi devo fare 5 o 20 anni per questo non ho nessun problema, ma non posso fare neanche un giorno di galera perché accusato di averla violentata o uccisa”.

Rudy Guede ha commentato anche l’assoluzione degli altri due sospettati principali dell’omicidio di Meredith, Amanda Knox e Raffaele Sollecito: “Nella sentenza della Cassazione si legge che i giudici riconoscono che loro erano presenti in quella casa. Io sono arrivato al terzo grado con il concorso in omicidio e violenza sessuale, ma è scritto nero su bianco che non sono l’autore materiale del delitto”. L’ivoriano ora sta quindi considerando la possibilità di richiedere una revisione del processo.