E’ stato un discorso molto “montiano” quello che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha pronunciato in occasione del tradizionale messaggio di fine anno, l’ultimo del suo mandato. Il capo dello Stato ha ripetuto concetti espressi più volte, soprattutto ultimamente, e che molto trovano in sintonia con la linea di Mario Monti.

La crisi economica è ovviamente l’argomento principale: “Da noi la crisi generale si è tradotta in crisi di aziende medie e grandi, in cancellazione di piccole imprese e di posti di lavoro, in ulteriore aggravamento della difficoltà a trovare lavoro per chi l’ha perduto e per i giovani che lo cercano. Per effetto di tutto ciò, e per il peso delle imposte da pagare, per l’aumento del costo di beni primari e servizi essenziali, è aumentata l’incidenza della povertà tra le famiglie. Una vera e propria “questione sociale” da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica”.

La spinosa faccenda del debito pubblico che ha provocato la caduta del governo Berlusconi e l’enorme inasprimento fiscale attuato da Monti: “Pagare gli interessi sul nostro debito pubblico ci costa attualmente più di 85 miliardi di euro all’anno, e se questo enorme costo potrà diminuire è grazie alla volontà seria dimostrata di portare in pareggio il rapporto tra entrate e spese dello Stato, e di abbattere decisamente l’indebitamento”.

Cosa fare, ora? “E’ dunque entro questi limiti che si può agire per affrontare le situazioni sociali più gravi. Lo si può e lo si deve fare distribuendo meglio, subito, i pesi dello sforzo di risanamento indispensabile, definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica, che va, in ogni settore e con rigore, liberata da sprechi e razionalizzata”.

Le prospettive: “Sta per iniziare un anno ancora carico di difficoltà. Non ci nascondiamo la durezza delle prove da affrontare, ma abbiamo forti ragioni di fiducia negli italiani e nell’Italia“.

L’impegno per le forze politiche: “Mi auguro che molte questioni da me toccate e soprattutto il senso di un’attenzione consapevole e non formale alle realtà e alle attese sociali e civili del paese, trovino posto nella competizione elettorale. Non si è, con mio grave rammarico, saputo o voluto riformare la legge elettorale; per i partiti, per tutte le formazioni politiche, la prova d’appello è ora quella della qualità delle liste. Sono certo che gli elettori ne terranno il massimo conto.