Il Ros dei Carabinieri e il Gico della Guardia di Finanza, dopo gli arresti del 19 novembre, hanno assestato un altro duro colpo all’impero mafioso di Matteo Messina Denaro: quest’oggi sono infatti stati sequestrati beni facenti parte del patrimonio del latitante per un ammontare di circa 20 milioni di euro.

L’operazione, cui ha partecipato anche la Squadra Mobile di Trapani, hanno fatto emergere un quadro sconfortante, che dipinge uno scenario di infiltrazioni mafiose in ogni settore dell’imprenditoria della Sicilia e del Sud Italia. Società edili, residence turistici, impianti eolici: sono solo alcune delle attività finiti nelle grinfie di Cosa Nostra, come dimostrano i sequestri messi in atto dalle forze dell’ordine, che hanno riguardato quote societarie, titoli assicurativi, ditte, automezzi, case, fabbricati e terreni.

È un gesto forte quello inviato a tutti gli imprenditori, come ha ricordato Giovanni Leuci, capo della Squadra Mobile: “Il segnale che si vuole dare con i sequestri odierni è che chiunque decida di fare affari con la mafia si vedrà prima o poi beni ed aziende sequestrati. Insomma la legalità conviene”.

Tutti gli interessati dal sequestro erano già stati arrestati nel dicembre del 2013 per il favoreggiamento alla latitanza di Messina Denaro. Tra questi il cugino Giovanni Filardo, a capo di numerose società edili, e Francesco Spezia, avente lo stesso titolo. Vincenzo Torino e Aldo Tonino di Stefano erano invece i prestanome per un’impresa che produce olio. Antonino Lo Sciuto si sarebbe occupato dell’edificazione del Polo tecnologico di Airone e del parco eolico Vento Divino, mentre Nicolò Polizzi era invece impegnato nella nascita di una struttura turistica facente parte della Valtur.