Con il termine metafora (dal greco “metaphorà”= “trasferimento”; composto da “meta”= “oltre e “phero”= “portare”) si indica la figura retorica costituita attraverso l’intenzionale sostituzione di un termine con un altro, appartenente alle medesima area semantica.

Si tratta dunque di artificio nel discorso, volto a creare un particolare effetto evocativo, frequentemente utilizzato sia negli scritti poetico/letterari, che nel linguaggio comune. La metafora è infatti tra le figure retoriche più diffuse e può essere intesa come una similitudine abbreviata, per la quale, al termine che normalmente occuperebbe il posto nella frase (es. “Oggi mi sento forte”) se ne sostituisce un altro, detto termine metaforico (es. “Oggi mi sento una roccia), legato al primo da un rapporto di somiglianza, ma dotato di maggiore carica espressiva. Ad un termine “proprio” si va così sostituendo un termine “figurato”. Nello specifico, la metafora differisce tuttavia dalla similitudine per l’assenza di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (“come”) ad introdurre il secondo termine (es. “Oggi mi sento forte come una roccia” è una similitudine/ “Oggi mi sento una roccia” è una metafora).

Aristotele fu il primo ad identificare la metafora e a lui si deve l’iniziale tentativo di definizione; dopo di lui, sulla metafora si espressero i latini Cicerone (che la definisce “una breve similitudine ridotta a un’unica parola […] messa in un posto altrui come se fosse il suo”) e Quintiliano: “La metafora è una similitudine abbreviata, e differisce da questa in quanto la similitudine è paragonata all’oggetto che vogliamo descrivere, mentre la metafora viene collocata al posto della parola stessa. La similitudine si ha quando dico che un uomo si è comportato come un leone, la metafora quando dico, di un uomo, che è un leone” (Quintiliano, Inst. VIII, vi, 8). Particolarmente apprezzata ed utilizzata durante tutto il Medioevo, nel Seicento la metafora era ormai considerata il principale tra i tropi (ovvero le figure retoriche caratterizzate da trasposizione di significato). Nei secoli, la metafora conobbe dunque un’enorme fortuna, tanto da dare vita ad espressioni ormai divenute di uso comune. Si parla in questo caso di catacresi, ovvero di metafore talmente radicate nel linguaggio, da non venir più percepite in quanto tali (es. “il tramonto della vita” per “la vecchiaia”).

Diffuse sono inoltre le espressioni “fuor di metafora”, con la quale si intende un parlare schietto, diretto, con parole chiare; al contrario, “parlare per metafore” sottintende una comunicazione velata, poco diretta, con o senza accezione negativa.