La Corte dei Conti del Lazio sta vagliando i costi extra della metro C di Roma, costi pubblici che nel corso del tempo sarebbero lievitati più di quanto previsto soprattutto a causa delle numerose variazioni in corso d’opera. Secondo quanto riporta il quotidiano Il Tempo, nel mirino dei giudici contabili sarebbero finiti anche gli ex sindaci della capitale, Gianni Alemanno e Ignazio Marino.

A quanto pare il danno alle casse dello Stato si aggirerebbe attorno agli oltre duecentocinquanta milioni di euro. Per il momento la lista delle persone chiamate a dedurre è composta di almeno trentadue nomi (il provvedimento è molto simile a quello che nella giurisdizione penale è l’avviso di garanzia). Oltre ad Alemanno e Marino figurerebbero il capo dell’Avvocatura di Roma, Rodolfo Murra, l’ex assessore alla Mobilità Guido Improta e l’ex dirigente del Ministero dei trasporti Ettore Incalza. Murra e Improta, tra l’altro, sarebbero indagati dalla Procura di Roma per truffa aggravata, sempre in relazione alla costruzione della metro C di Roma.

Per i giudici della Corte dei Conti, la condotta dell’ex sindaco Ignazio Marino sarebbe stata determinante per il pagamento delle somme non dovute. marino sarebbe stato a conoscenza delle criticità della transazione concordata nel 2011 tra Roma Metropolitane e Metro C e nonostante si consigliasse di interrompere le erogazioni, di concerto con Improta avrebbe agevolato il pagamento delle somme. La Corte dei Conti avrebbe posto l’attenzione soprattutto su una somma extra di novanta milioni di euro che sarebbero stati riconosciuti al Consorzio Metro C.

Per quanto riguarderebbe invece Gianni Alemanno, predecessore di Marino in Campidoglio, le accuse sono di aver avallato la transazione tra Roma Metropolitana C e Metro C, basandosi sulle valutazione effettuate dallo studio legale Giuffè-Lepri, senza poi aver disposto alcun provvedimento.