Si sta diffondendo tra i giovani una forma di autolesionismo, chiamata “cutting”, che consiste nel tagliarsi la pelle con lamette o oggetti affilati tali da procurare tagli e ferite autoinflitte. Alla base di questi gesti non c’è alcun motivo, talvolta nemmeno alcun disagio. A parlarne, a Tgcom24, è la madre di una ragazzina che per molto tempo è stata vittima del “cutting”: “Mia figlia soffre quando vede star male qualcuno. Alcuni esprimono il loro malessere scrivendo sui muri, lei lo faceva sulla sua pelle stessa” ha dichiarato la donna. Queste le sue parole:

“So soltanto che si sentiva in colpa e, quando questo accadeva, sentiva il bisogno di lasciarsi un segno sul corpo, non so se per punirsi o per ricordarsi di quel “messaggio” [...] Lei è molto appassionata di romanzi gotici, di serie sui vampiri e di tutte quelle storie un po’ deprimenti e tristi che lei vive proprio personalmente, immedesimandosi . Ma non è solo questo. Abbiamo pensato anche al disagio scolastico, nonostante il suo rendimento sia molto buono”.

La ragazza a scuola si trova molto bene, ha una vita sociale attiva, è adorata dai suoi compagni ed è molto popolare. Dopo essere stata scoperta dalla madre, non si taglia più da due mesi: in estate portava felpe fino ai polsi per nascondere le ferite che si era inflitta da sola.