Ci sono cose che in questo ambiente non si possono fare, (quello del giornalismo o dell’intrattenimento) per una lunga serie di ragioni legate al semplice buon senso. Ad esempio, per citare una qualunque delle mosse poco consigliate per chi di articoli e parole ci vive, criticare apertamente una testata importante, un giornale alla portata del mondo intero, puntare il dito e dire ad alta voce: “Scusate ma quello è un lavoro orrendo!” Non si può fare. Una parte di te non vuole perché spera nel miracolo: forse un giorno lavorerò per loro. Forse un giorno le porte dell’olimpo mi si apriranno e comincerò anch’io a sparare sopravvalutate scemenze.

E allora leggi un brutto articolo, magari una paraculata a favore di qualche sopravvalutata soubrette o di qualche imprenditore vanitoso alla ricerca di un po’ di visibilità e taci. Zitta e muta. Forse un giorno lavorerai per loro, pensi.

Ma a questo giro non posso esimermi. Mantenendo toni civili  a questo giro io devo fare presente al mondo, che il servizio fotografico all’interno di Vanity Fair, che ritrae in copertina una splendente Hunziker in tutta la sua tonda maternità, è fuori luogo come lo sarebbe Papa Francesco a un concerto dei Black Sabbat.

In copertina la svizzera nostrana appare nuda, di profilo, elegantemente semplice e incredibilmente materna. Ritratta nel più classico dei modi che siano stati concepiti, da Horst in poi, per ritrarre la maternità. Ma all’interno il tono delle foto cambia completamente. Sguardo da vamp e un look che vuole sottolineare (riuscendoci benissimo) il concetto che può comunque essere sessualmente appetibile anche dopo il quarto mese di gravidanza.

Ricordo di essere rimasta interdetta tempo fa, di fronte a un servizio fotografico della Rodriguez per “Chi”, in versione pancione a vista, ma sexy e provocante come sempre. Ricordo che l’immagine mi diede i brividi, ma pensai che in fondo, per una donna così legata all’immagine di ”giaguara da letto”, non era poi così folle sottolineare che fosse un bomba del sesso anche in gravidanza. Del resto lei stessa fino al nono mese non ha rinunciato a tacchi e minigonne.

Ma con la Hunziker, maliziosa nonostante il viso acqua e sapone e la creatura nella pancia, mi è saltata la cosiddetta mosca al naso: perché mai una donna dovrebbe trasudare sesso pure in stato interessante? Perché mai il diritto a essere “intoccabili” ed eteree non è concesso nemmeno quando una è in piena maternità? Per quale perverso motivo, una donna dovrebbe urlare al mondo di essere ancora una femme fatale nonostante l’alien che ha nella pancia  che probabilmente le provoca sbalzi d’umore feroci, gambe gonfie e mal di schiena?

Perché mai, nemmeno in maternità, una donna non può essere semplicemente bella? E per essere crude, perché mai un pancione dovrebbe essere sexy? Nel più fortunato dei casi una donna incinta appare un po’ più radiosa del solito, ma nella normalità della vita molte di noi dal settimo mese in poi sembrano passate sotto uno schiacciasassi.

Per quale misterioso motivo legato alla comunicazione , deve passare il messaggio che a una donna non sia permesso farsi i fattacci propri manco in gravidanza? Perché per nove mesi una non può mollare il colpo e godersi il devasto fisico lontano da giudizi e occhi indiscreti. Ricordo le feroci critiche arrivate alla Kardashian, quando si presentò a Cannes, più tonda che mai e infilata in un look di dubbio gusto. Ma la Kardashian indossa sempre look molto lontani dal buon senso, e crocifiggerla perché gonfia e appesantita all’ottavo mese di gestazione l’ho trovato fuori luogo.

Misteri. Continuo a guardare ‘ste foto, e continuo a pensare che siano di cattivo gusto. Sensualità aggressiva e maternità sono due concetti che non vanno a braccetto, ma il mio pensiero non conta molto, non vivo in questo tempo; sono una vecchia signora con desideri e speranze perverse:  mi piace pensare che ci sia la possibilità che una donna per nove mesi possa essere egoista, andare in giro in ciabatta bianca, sposare la sciatteria selvaggia e fare tutto questo alla luce del sole forte della solidarietà femminile e senza l’ansia che la maternità la deformi e la cambi in modo irreversibile.

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