È dalle prime ore di oggi che ha preso il via lo sgombero del campo di Idomeni, paesino greco al confine con la Macedonia, nel quale negli scorsi mesi hanno trovato riparo provvisorio migliaia di migranti che attendono l’occasione giusta per poter arrivare nei Paesi europei che hanno scelto come destinazione finale.

La popolazione del campo è stimata aggirarsi intorno alle 8400 unità: un numero impressionante di persone, che ha reso necessario l’impiego di oltre 400 agenti di polizia, che hanno iniziato i lavori senza incontrare resistenza violenta. D’altro canto il portavoce del governo che si occupa della questione dei rifugiati, Giorgos Kyritisis, aveva annunciato che non sarebbe stata usata la forza.

Ai giornalisti non è però stato consentito avvicinarsi all’area, e l’accesso al campo è stato bloccato da un cordone di sicurezza. Le uniche immagini arrivate alla stampa sono quelle degli autobus che, caricati con i migranti, sono partiti per trasportarli in apposite strutture che sono state definite molto più accoglienti.

In migliaia sono arrivati a Idomeni negli ultimi mesi, a partire dal 2015, con l’intenzione di attraversare il confine macedone. Il campo ha iniziato ad assumere le dimensioni attuali dopo che il governo della Macedonia ha chiuso le frontiere ad alcune nazionalità precise a partire dallo scorso novembre.

La serrata totale di marzo ha fatto esplodere le tensioni, e Idomeni è diventato il simbolo del fallimento dell’Europa nel risolvere la crisi dei rifugiati: secondo il piano di ricollocamento della UE una certa percentuale degli ospiti di Idomeni avrebbe dovuto essere dislocata in vari Paesi europei, ma sinora i risultati sono stati assolutamente deludenti.

Per quanto le autorità greche abbiano più vole tentato di trasferire i migranti in centri più accoglienti, molti tra questi si sono rifiutati con la speranza di poter ancora attraversare la frontiere una volta che verrà riaperta, mentre altri sono intenzionati a rivolgersi ai trafficanti, e vi sono alcuni che hanno paura di ciò che potrebbe loro accadere nei centri di identificazione.