A meno di 24 ore dall’annuncio del ministro della Giustizia Orlando che lanciava l’allarme sul rischio di infiltrazioni dell’Isis nel traffico di migranti verso l’Italia, ecco arrivare il primo arresto. Si tratta di un tunisino che vive nel Comune di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Gli inquirenti che lo seguivano da tempo per una presunta radicalizzazione, hanno scoperto che gestiva il flusso dei migranti verso le coste italiane.

Migranti reclutati con permesso di lavoro falso

L’arresto, nell’ambito dell’operazione “haraga” è scattato stamane all’alba. In manette, oltre al presunto terrorista, anche altre otto persone tra le province di Caserta e Napoli, tutte collegate con la tratta di esseri umani che dal Nord Africa arriva fino all’Italia. Secondo i Carabinieri che hanno eseguito i fermi, l’organizzazione era strutturata in modo molto efficiente: il tunisino era in contatto con alcune aziende tessili campane che, dietro pagamento, fornivano dei falsi attestati di lavoro e false buste paga ai migranti maghrebini che così potevano entrare in Italia regolamente con un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Una volta entrati in Italia, però, i profughi non venivano impiegati nelle fabbriche. Si sospetta infatti che il tunisino stesse cercando affiliati per la jihad. La Procura distrettuale antiterrorismo di Napoli stava indagando da tempo su di lui. L’immigrato aveva attirato l’attenzione della polizia postale dopo aver espresso soddisfazione su Facebook in seguito agli attentati dell’Isis a Parigi. Da lì è seguito un percorso di radicalizzazione che non è sfuggito agli inquirenti, i quali hanno allargato il cerchio intorno a lui e scoperto l’organizzazione criminale.

In seguito all’arresto da parte dei Ros, tutti i fermati verranno accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla falsificazione dei documenti. A carico del tunisino, considerato il capo della banda, ci sarà anche l’imputazione per associazione con finalità di terrorismo internazionale. Altre persone in via di identificazione potrebbero essere accusate degli stessi reati.