Nella giornata di domani il ministro dell’Interno Marco Minniti presenterà in Parlamento una nuova proposta di legge sulle regole inerenti i migranti e le loro condizioni di permanenza in Italia o il rimpatrio.

Tra i vari punti da esaminare c’è anche l’ipotesi che prevede che in attesa che la commissioni esamini la richiesta d’asilo dei migranti (in genere si impiegano quasi 12 mesi), a questi venga richiesto di svolgere lavori socialmente utili sul territorio.

Ma il vero punto nodale della proposta di Minniti è la distinzione tra profughi (da accogliere) e clandestini (da rimpatriare). Mentre si stanno chiudendo alcuni accordi bilaterali, tra cui quelli con Libia e Tunisia, si discutono due norme fondamentali.

La prima prevede l’abolizione della possibilità di ricorrere in appello contro il provvedimento che nega l’asilo, con alcune significative eccezioni: in questo modo si velocizzerebbe la procedura di rimpatrio, che è al centro anche del secondo punto.

Questo infatti è incentrato sul reato di immigrazione clandestina, che si vorrebbe abolire: le espulsioni decise dai magistrati vengono infatti rimandate grazie alla possibilità di rimanere in Italia fino alla sentenza definitiva.

Il Viminale ha fatto sapere che quello proposto è un percorso che “servirà a garantire accoglienza a chi ha titolo, essendo inflessibili con chi non ha i requisiti per rimanere nel nostro Paese”.

Nel piano di Miniti anche la gestione dei Centri di identificazione ed espulsione: la capienza massima dovrà essere di 100 persone, sarà prevista la presenza di polizia all’interno e dell’esercito all’esterno e vi sarà un garante a difesa dei diritti degli immigrati.