Nella giornata di sabato il sindaco del Comune di Vitulano ha bloccato la strada che conduce a un agriturismo all’interno del quale avrebbero dovuto essere ospitati 40 migranti.

La decisione è stata presa da Raffaele Scarinzi, il primo cittadino di Vitulano, in provincia di Benevento. Nell’ordinanza si leggeva che la chiusura di via Castello-Arnara veniva disposta a causa di motivi di sicurezza, essendo la strada “non percorribile in sicurezza” a causa del “grave pericolo nel transito della strada, già interessata da dissesti e cedimenti di alcune parti a seguito dell’alluvione, e oggi sottoposta a un utilizzo insostenibile per la presenza di una struttura, autorizzata per finalità agrituristiche e per un numero massimo di 12 persone, che oggi ne ospita il triplo”.

Lo scorso venerdì era stato fatto chiudere il centro di Madonna della Salute a causa di carenze igienico sanitarie e strutturali, con la conseguente necessità di spostare 74 immigrati. Nella stessa giornata vi era stata la protesta di quest’ultimi, lamentanti l’eccessivo isolamento dell’agriturismo che avrebbe dovuto ospitarlo.

Tra le cause della protesta vi era infatti la precedente occupazione della struttura da parte di un folto gruppo di immigrati, ai quali si sarebbero dovuti aggiungere altri 40. Secondo il sindaco il rifiuto del Comune non avrebbe niente a che vedere con il razzismo, ma si tratterebbe della mera richiesta del rispetto della regole.

A Vitulano è infatti presente un centro Sprar – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – che dal 2013 ospita 30 migranti, e secondo le norme i Comuni con questo tipo di struttura non possono fornire altri locali allo stesso scopo: “Il nostro è stato l’unico Comune che ha dedicato una festa ai rifugiati, li ha inseriti nella squadra di pallone, addirittura li ha coinvolti in un film che abbiamo girato qui a Vitulano”.

Alla fine è arrivata l’intesa con il prefetto di Benevento Paola Galeone, la quale ha fatto chiudere la struttura privata, con conseguente trasferimento dei migranti in un altro Comune. Il caso ha ricordato quello di Gorino dello scorso ottobre, che aveva provocato innumerevoli polemiche.