È una decisione importante quella presa dal presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk in seguito all’incontro con Fayez al-Sarraj, primo ministro della Libia: il flusso di migranti che parte del Paese per arrivare in Italia deve essere arrestato in quanto “non sostenibile”.

Tusk ha affermato che “l’Europa ha dimostrato di essere in grado di chiudere le rotte di migrazione illegale, come ha fatto nel Mediterraneo Orientale. Abbiamo discusso di questo esempio: ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia“.

Le cifre ufficiali riguardanti il fenomeno sono in effetti impressionanti: nel 2016 sono stati 181mila i migranti che hanno attraversato il Canale di Sicilia, con un 90% del totale dei barconi che provenivano dalla Libia.

Nel frattempo è attesa per domani la riunione dei leader europei a Malta durante la quale questi sottoscriveranno una dichiarazione congiunta riguardante la volontà di inviare aiuti in Italia per affrontare al meglio la crisi dei migranti iniziata nel 2014.

Donald Tusk ha confidato di aver già parlato con Paolo Gentiloni, con il quale è stato concordato un piano attuabile. Durante la riunione di Malta, ha spiegato, “proporremo misure operative per rafforzare il nostro lavoro e gestire meglio le rotte migratorie”.

Dal canto suo al-Sarraj ha confermato l’impegno del suo Paese nella lotta al terrorismo: “Abbiamo molti morti, molte persone ferite e disabili a causa della battaglia contro il terrorismo. Speriamo che il meccanismo Ue per aiutare la Libia sarà più pratico: non parliamo dell’ammontare di denaro, si tratta di cifre molto piccole. Bisogna essere seri a sufficienza, in modo da poter stabilizzare la situazione, insieme“.

E in merito al fenomeno dell’immigrazione irregolare il leader libico ha affermato che si tratta di un problema che “ha molti aspetti: di sicurezza, sociali, economici e politici. Dobbiamo trovare modi per affrontare tutti questi aspetti del fenomeno. La cooperazione tra Ue e Libia è della massima importanza: questo ci porterà a risolvere il problema, a salvare delle vite e a rimandare i migranti nei Paesi di origine, dove si spera che possano trovare lavoro, in modo da non pensare di emigrare, mettendo a rischio le loro vite”.