Sulla delicata questione dei migranti, che in queste ore sta creando enormi dibattiti in Italia e all’estero, Matteo Renzi sembra avere due strade a sua disposizione. La prima è quella di rivolgersi all’Unione Europea nel summit speciale di fine giugno convocato per trattare proprio l’emergenza migranti. Nel caso si arrivasse a un nulla di fatto, il premier italiano ha però dichiarato di avere pronto anche un piano B.

Mentre la situazione migranti sta precipitando in alcune città italiane, in particolare a Milano e a Roma dove sono state allestite delle tendopoli provvisorie, Matteo Renzi ha deciso di passare all’attacco nei confronti dell’Ue. Il premier ha detto: “Al Consiglio europeo di giugno mi sentiranno. Forte e chiaro. […] Perchè è stata l’Europa a creare il caos in Libia e ora non può voltarci le spalle”.

Se però il summit che si terrà il 25 e il 26 giugno non dovesse portare a una risoluzione effettiva del problema migranti, Renzi ha preparato una strategia alternativa: “È un tema grave e, diciamolo chiaro, le risposte che l’Europa sta dando sono insufficienti. Redistribuire solo 24 mila persone è quasi una provocazione. Nei prossimi giorni ci giochiamo molto dell’identità europea e la nostra voce si farà sentire forte perché è la voce di un Paese fondatore. Se il consiglio europeo sceglierà la solidarietà, bene. Se non lo farà, abbiamo pronto il piano B.”

Matteo Renzi sulla questione migranti dichiara però che cercherà a tutti i costi una risoluzione in accordo con gli altri stati europei. Mentre il piano B che ha in programma: “sarebbe una ferita innanzitutto per l’Europa. Vogliamo lavorare fino all’ultimo per dare una risposta europea. Per questo vedrò nei prossimi giorni Hollande e Cameron e riparlerò con Juncker e Merkel. In Europa va cambiato il principio sancito da Dublino II e votato convintamente da chi oggi protesta contro il nostro governo. Vogliamo affrontare questa emergenza con la serietà di un Paese che è una potenza mondiale e non inseguendo chi fa tweet sulla scabbia e propone di sparare al primo che passa. […] Strillare di epidemie significa procurare allarmismo ma tutti i report medici dicono che non è così”.