Situazione d’emergenza a Ventimiglia, dove il sindaco Enrico Ioculano ha ordinato oggi lo sgombero del campo messo in piedi dai migranti ormai alcuni mesi fa, proprio al limitare del confine con la Francia.

L’ordinanza adduce motivi di “igiene, sanità,incolumità pubblica e sicurezza“, ed è stata presa in aperta polemica con il Pd, partito di cui il primo cittadino fa parte.

Ioculano e i suoi consiglieri di maggioranza si sono infatti autosospesi, dopo aver affermato di essere stati abbandonati a se stessi dal governo, dovendo gestire la situazione che riguarda circa 200 migranti da tempo in attesa di poter passare clandestinamente o meno la frontiera.

Respinti dalla Francia, i migranti si sono accampati da tempo lungo le sponde del fiume Roya, con l’aiuto di volontari e membri dell’organizzazione No Borders, che hanno fornito loro mezzi di sopravvivenza. Tuttavia le condizioni sanitarie del campo non sono ritenute accettabili, anche per l’incolumità degli stessi occupanti.

Tuttavia la prefettura e la procura hanno sentenziato che lo sgombero non può essere ordinato per ragioni di mera sicurezza pubblica, scaricando la responsabilità sul sindaco, che si è visto costretto a giustificare l’atto con i sopraccitati motivi sanitari.

L’ordinanza, che potrebbe diventare operativa entro 48 ore, ha l’evidente scopo di riparare a una crisi gestita in maniera precaria, dato che il flusso dei migranti è aumentato negli ultimi tempi. Lo stesso Ioculano è però consapevole che lo sgombero lascerà senza una sistemazione tante persone, e ha lamentato di non poter fare altro: il tutto senza alcun supporto esplicito del governo.

Nel frattempo è arrivata l’attestazione di solidarietà di Edoardo Rixi, segretario regionale della Lega Nord per la Liguria, che ha ribadito come “non basta chiudere un centro di prima accoglienza per fermare l’invasione che dura da mesi e mesi, ma bisogna chiudere i flussi senza regole e senza controlli che trasformano una città bella e turistica come Ventimiglia in un campo profughi a cielo aperto.” Nessuna soluzione è però arrivata neanche dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.