La Corte di Giustizia europea ha stabilito che i migranti irregolari che non appartengono a Paesi dell’Unione non possono essere reclusi prima di essere sottoposti alla procedura di espatrio. La reclusione dovrebbe infatti essere vietata quando il solo motivo per cui viene messa in pratica è quella di “punire” un ingresso irregolare sul territorio dello Stato. Qualora i migranti irregolari non si allontanino volontariamente, il Paese può ricorrere a misure di allontanamento forzato e solo quando quest’ultimo può essere compromesso, lo Stato può procedere con la messa in atto del fermo e della reclusione (comunque non superiore ai diciotto mesi).

Sempre secondo la Corte di Giustizia europea, gli Stati membri non possono consentire che cittadini provenienti fuori dall’Europa siano reclusi quando la procedura di rimpatrio nei loro confronti non è stata ancora portata a compimento. Per questo motivo, finché il cittadino extra-europeo irregolare non è stato fatto oggetto di un provvedimento di rimpatrio definitivo e non è terminato il periodo in cui è concesso l’allontanamento volontario, non si può procedere con il fermo e la reclusione. A parte queste casistiche, restano ferme le norme in materia di diritto penale in cui è previsto che un soggetto venga fermato e tratto in arresto, qualora ne ricorrano i motivi.

Migranti irregolari: il caso sottoposto alla Corte di Giustizia Ue

La Corte di Giustizia europea ha avuto modo di sentenziare a tal proposito basandosi su un caso avvenuto in Francia, Paese dove è possibile punire con la reclusione fino ad un anno coloro che entrano irregolarmente nel territorio dello Stato. L’unico caso in cui la Corte ammette la reclusione (qualora non vi siano altri reati, ovviamente) è quando i migranti irregolari continuino a soggiornare in modo irregolare all’interno di un Paese da cui hanno già avuto ordine di allontanarsi volontariamente entro una certa data e tale data sia scaduta.

Migranti irregolari: il piano salva-Africa dell’Ue

Per cercare di evitare sempre di più casi di migranti irregolari, l’Unione Europea starebbe mettendo a punto un piano salva-Africa da settanta miliardi di euro. Grazie a questo piano potrebbe essere possibile avviare delle partnership con i Paesi africani, in modo tale da controllare più facilmente sia i flussi di migrazione sia le procedure di rimpatrio. Tale misura sarebbe stata richiesta fortemente dall’Italia, uno dei Paesi del Mediterraneo maggiormente interessata dai flussi di migranti irregolari, che ormai da tempo chiede un aiuto maggiore all’Europa e alle sue istituzioni.