Detenzione illegale di tre cittadini tunisini. Questa la motivazione che ha portato alla condanna dell’Italia da parte della corte europea per i diritti dell’uomo.

La sentenza passerà in giudicato fra tre mesi, a meno che, l’Italia o i migranti coinvolti nella vicenda, chiedano la revisione del processo.

I tre tunisini si sono rivolti alla corte europea per i diritti dell’uomo nel marzo del 2012, ma la vicenda risale al settembre del 2011, quando furono associati al centro di prima accoglienza di Lampedusa.

Lì, secondo la corte di Strasburgo, i tre ebbero un trattamento degradante, per poi essere trasportati fino ad una nave che a Palermo salpò alla volta della Tunisia per il rimpatrio.

La corte ha stabilito che la detenzione dei tre tunisini all’interno del centro di Contrada Imbriacola di Lampedusa fu illegale.

I cittadini maghrebini fuggirono dalla Tunisia nel corso degli scontri che incendiarono il paese in quella che fu soprannominata la ‘primavera araba’.

Per Strasburgo, inoltre, i tre non hanno potuto ricorrere contro le motivazioni, rimaste sconosciute, che hanno portato alla illegale detenzione.

Il trattamento degradante

La corte europea per i diritti dell’uomo ha sottolineato come il cda siciliano in quei giorni fosse iperaffollato ed in condizioni igieniche precarie.

Inoltre, l’Italia ha violato la norma che prevede il divieto di espulsioni collettive, non avendo esaminato la situazione di ciascuno dei migranti (che scappavano da un paese in guerra civile).

A tal proposito la Corte di Strasburgo ha tenuto conto della crisi umanitaria in cui versava la Tunisia in quei giorni.

Per questo l”Italia dovrà risarcire ognuno dei migranti con 10mila euro più 9300 euro di spese legali.