Non sembrano essere valsi a molto gli appelli di Jean-Claude Juncker a proposito dell‘isolamento dell’Italia per quanto riguarda il fronte dell’emergenza migranti: nonostante sia appena iniziato, il vertice a Tallinn dei ministri degli Interni dei Paesi europei sta dimostrando che non vi è la volontà di farsi carico della situazione.

Germania e Spagna, solo per citare due dei supposti partner del nostro Paese, preferiscono infatti stanziare fondi a favore di Libia e Tunisia, per creare operazioni di soccorso e ricerca in mare nelle loro acque, piuttosto che vedere arrivare frotte di migranti nel proprio territorio.

A dare il via alla “rivolta” il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere: “Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio“, un’affermazione che ha trovato un plauso quasi universale. La Spagna, per esempio, ha parlato di porti sotto pressione, come ha confermato Juan Ignacio Zoido, che ha parlato di un aumento del 140% degli sbarchi, “che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare”.

Attestazioni di solidarietà da parte del Belgio tramite Theo Francken, il quale però ha precisato che “la soluzione non è accogliere tutti i migranti in Europa. Non credo in questo senso che il Belgio aprirà i suoi porti”. Stessa posizione condivisa anche da Lussemburgo e Olanda, che hanno cercato di sviare l’attenzione sul ruolo dei porti africani, invece che all’apertura dei propri.

Andrà ridiscussa, su richiesta del Viminale, anche la struttura dell’operazione Triton portata avanti da Frontex, per la quale al momento l’Italia è Paese ospitante e tutti gli altri Stati solo partecipanti. E rimane da affrontare anche la questione dei contributi al Fondo per l’Africa, che dovrebbero avere come obiettivo la costruzione di soluzioni praticabili all’interno dei Paesi sulla sponda meridionale del Mediterraneo: in pratica degli 1,8 miliardi di euro chiesti dalla Commissione Europea per portare avanti l’operazione ne sono stati versati solo 89, principalmente da Italia e Germania.

La mancanza di coordinazione si riflette anche nei tentativi di accordi poco lungimiranti, ha ricordato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa: “Invece di agire per salvare vite e fornire protezione, i ministri degli Esteri europei stanno vergognosamente dando priorità a irresponsabili accordi con la Libia nel disperato tentativo d’impedire a migranti e rifugiati di raggiungere l’Italia. Gli stati europei hanno progressivamente abdicato a una strategia di ricerca e soccorso in mare che stava riducendo il numero di morti in mare per una che invece ha causato migliaia di annegamenti e che ha costretto uomini, donne e bambini disperati a restare intrappolati in Libia, esposti a terribili violenze”.

A margine, Roma ha intenzione anche di proporre un nuovo codice di condotta per le tante discusse Ong, in modo che siano ben chiari gli aspetti operativi delle loro attività in mare, che finora hanno soccorso circa il 35% dei migranti arrivati in Italia nel 2017.