Il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, entra a gamba tesa sulla questione dei migranti e dell’operato delle Ong in merito al loro salvataggio in mare.

Le sue parole lasciano intravvedere una concordia pressoché sostanziale con la posizione governativa a favore del codice di condotta per le Ong proposto e imposto dal Viminale.

Bassetti ribadisce che si deve sempre opporre “il più netto rifiuto a ogni forma di schiavitù moderna” per quanto riguarda la “piaga aberrante della tratta di esseri umani”, ma allo stesso tempo ricorda con forza come ci sia “la necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge. Proprio per difendere l’interesse del più debole, non possiamo correre il rischio – neanche per una pura idealità che si trasforma drammaticamente in ingenuità – di fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana”.

Diplomatica la conclusione del neo-presidente dei vescovi italiani, il quale parla di una sfida da affrontare con “una profonda consapevolezza, grande coraggio e immensa carità”, cui però va affiancata “la dimensione della responsabilità verso chi soffre e chi fugge; responsabilità verso chi accoglie e porge la mano“.

In un certo senso quello di Bassetti potrebbe essere visto come una sorta di messaggio di ritorno all’ordine per tutte le forze del fronte cattolico che si sono schierate contro il codice delle Ong.

Per esempio anche la Caritas, organizzazione che è interna alla stessa Cei, attraverso il responsabile dell’ufficio immigrazione Oliviero Forti aveva ribadito che “c’è in gioco la vita umana, che è sempre la nostra preoccupazione maggiore: le armi non risolvono il problema, è solo un messaggio securitario che non serve certo a frenare le partenze”.

Così come anche il direttore di Avvenire Marco Tarquinio ha rilevato che l’ipotesi della presenza di forze dell’ordine sui mezzi delle Ong potrebbe costituire un segnale importante per la “pseudo-legittimazione ai tentativi di commissariamento (o di espulsione) di Ong sgradite in diverse parti del mondo” e quindi appoggiando il rifiuto contestuale delle stesse Ong.