Si è chiuso con un’intesa di fondo il summit dei leader dell’Unione Europea sulla crisi dei migranti, incentrato sopratutto sulle richieste avanzate dalla Turchia per poter continuare il suo lavoro di accoglienza e salvataggio dei profughi.

A Bruxelles il Primo Ministro Ahmet Davutoglu ha posto sul tavolo delle trattative delle condizioni precise. In primis ci sono i finanziamenti all’attività svolta dal suo Paese, che dovranno essere aumentati di altri 3 miliardi di euro oltre ai 3 già pattuiti (i quali, ha sottolineato il presidente turco Erdogan da Istanbul, non sarebbero ancora arrivati).

Inoltre la Turchia chiede per ogni migrante arrivato in modo illegale accolto nel proprio territorio – non importa se richiedenti asilo o di natura economica – l’Unione Europea si impegni a prendersi cura di un migrante regolarizzato. In separata sede, ma in maniera evidentemente collegata, Ankara ha chiesto che vengano riconsiderate e velocizzate le pratiche per l’adesione del Paese all’Unione Europea e che si proceda con la liberalizzazione dei visti.

L’ingresso della Turchia nell’Unione Europa provoca ancora molto scetticismo e in particolar modo Matteo Renzi (che ha distribuito a titolo illustrativo dei dvd del film Fuocoammare sulla situazione di Lampedusa) ha chiesto che il governo rispetti principi fondamentali come quello della libertà di stampa, traballante dopo i recenti fatti di cronaca che hanno riguardato i principali giornali di opposizione.

Proposte che hanno scatenato la contrarietà delle nazioni che si stanno opponendo strenuamente al principio di ridistribuzione dei migranti, a conti fatto già piuttosto provato: in particolar modo l’Ungheria ha posto il veto e anche l’Austria ha scelto di non nascondersi dietro parole di circostanza.

Il cancelliere Werner Faymann in particolar modo ha avvertito i Paesi Membri di voler continuare con la chiusura di tutte le rotte dei migranti che coinvolgono l’Austria: “Chiuderemo tutte le rotte, anche quella Balcanica. I trafficanti non devono avere alcuna opportunità“. Il premier ungherese Viktor Orban, invece, si è mostrato del tutto contrario a qualsiasi trattativa con la Turchia: “Non ci possono essere discussioni su reinsediamenti diretti dalla Turchia all’Europa”. A spalleggiarlo anche Charles Michel, premier del Belgio, che ha affermato come l’Europa non possa mostrarsi ingenua in questo frangente.

Alla fine tutte le decisioni fondamentali sono state rimandate al prossimo 17 marzo, ma sembra praticamente certo un accordo tra la Turchia e i 28 del’Unione Europea.