La vicenda a quanto pare risalirebbe a un paio di giorni fa. Gianni Brusadelli – è un imprenditore romano che abita nel quartiere Marconi – sente squillare il telefono della sua abitazione verso le sei del mattino. Alza la cornetta e si trova a parlare con dei migranti in mare. Fa fatica a capire cosa viene detto all’altro capo del filo. Ci vuole una seconda telefonata per capire che si tratta di una richiesta di aiuto: “Gridavano, si passavano il telefono. ‘Help me, help me’, gridavano alternando poi richieste di aiuto in francese e spagnolo“.

Il sessantenne “a un certo punto” ha anche “staccato il telefono. Era l’alba, io rispondevo loro in inglese ma non riuscivamo a capirci. Ma poi a letto, c’ho ripensato. Mi sono venuti i sensi di colpa, così l’ho riattaccato e le chiamate sono proseguite. Allora mi sono rivolto all’uno-uno-due. Ma li ho dovuti convincere a mandare la polizia perché credevano fossi un mitomane“.

Uno scetticismo condiviso dagli agenti di polizia che sono arrivati in casa dell’imprenditore in via Cardano. Un giudizio che è cambiato subito “perché poi i migranti hanno continuato a telefonare. Li ho messi in viva voce e allora i poliziotti ci hanno parlato anche loro e hanno fatto partire i soccorsi. Non so perché abbiano telefonato a casa mia. Hanno senz’altro sbagliato numero, ce l’avevano memorizzato sul telefono satellitare che qualche scafista gli aveva passato. Già due anni fa però avevo ricevuto altre chiamate dalla guardia costiera di Malta: pensavano di parlare con quella italiana. Invece era casa mia“.

Grazie anche all’intervento dell’imprenditore romano, la guardia costiera è riuscita a individuare un gommone e quattro barconi diretti verso le coste italiane – e in questo modo sono stati salvati 600 migranti. A quanto sembra non si tratta di un caso isolato: capita spesso che gli scafisti, facciano chiamare qualche passeggero impaurito con il telefono satellitare per far scattare i soccorsi, quando si trovano a ridosso delle coste italiane.