È scontro aperto sulle modalità di gestione della crisi dei migranti da parte dell’Unione Europea quello che oppone la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier italiano Matteo Renzi.

Scenario della diatriba è stato il Consiglio dei ministri degli Esteri che si è tenuto in Lussemburgo, durante il quale è stato presentato dal nostro Paese il patto sull’immigrazione definito Migration Compact, molto apprezzato dai partner europei e anche da Federica Mogherini, a capo della diplomazia europea.

Si tratta di una serie di iniziative che l’Italia ha delineato per cercare di frenare l’afflusso migratorio verso il Mediterraneo, che potrebbe intensificarsi dopo l’accordo raggiunto tra UE e Turchia (tra non poche polemiche).

Le misure riguardano in particolar modo i Paesi africani, e prevedono progetti di investimento in opere infrastrutturali e di grande impatto sociale. Quindi una serie di titoli – definiti eurobond – con cui finanziare tali lavori e l’accesso delle nazioni ai mercati finanziari, la cooperazione sul pattugliamento dei confini, la creazione di un sistema controllato di migrazione legale e di gestione dei rimpatri e di accoglienza dei rifugiati.

La proposta italiana ha però dovuto incassare il secco “no” della Germania, che attraverso il suo rappresentante Steffen Seibert ha fatto sapere di non vedere “alcuna base per un finanziamento comune dei debiti per le spese degli stati membri per la migrazione“, ritenendo che vi siano altri strumenti a disposizione, pur non entrando nel dettaglio se non un’accisa sulla benzina.

Claude Juncker in realtà si è detto interessato alla proposta, ma ha anche precisato come ci siano altre proposte che la Commissione UE dovrà vagliare.

Pronta la risposta di Renzi, il quale in un’intervista concessa al Tg1 ha ripetuto che “L’Ue deve farsi carico del tema, noi abbiamo proposto gli eurobond, bene Juncker, se la Merkel e i tedeschi hanno soluzioni diverse ce le dicano, non siamo affezionati ad una soluzione. Ma sia chiaro che il problema lo deve risolvere l’Ue tutta insieme. L’Italia è tornata dalla parte di chi propone soluzioni non di chi urla. L’unico modo per aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle africane e non rischiare i viaggi della morte è aiutarli davvero a casa loro, facendo crescere nei loro paesi di origine delle possibilità di lavoro.”