Un vero e proprio codice di comportamento in 13 punti che le Ong, che operano nel Mediteranno, devono rispettare nel salvataggio dei migranti in mare. Questi gli impegni chiesti dal Viminale, attraverso un incontro con il Ministro Minniti, a tutte quelle organizzazioni umanitarie non governative che operano nel salvataggio dei migranti a largo delle coste libiche.

Non tutte le Organizzazioni Non Governative operanti contro la tratta di esseri umani ha scelto di firmare il codice come Medici Senza Frontiere che non accetta l’obbligo di avere armi a bordo delle proprie navi mentre la firma è arrivata da Save The Children.

Dal Viminale fanno sapere che “L’aver rifiutato l’accettazione e la firma del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse”, il codice secondo il ministro Minniti dovrebbe aver validità immediata per tutte le ong. Non sono bastate due riunioni fiume al Ministero per chiarire i punti contestati dalle organizzazioni tra cui quello di accogliere a bordo la polizia giudiziaria e ad evitare il trasbordo di migranti su altre navi. Medici Senza Frontiere, attraverso il su direttore Gabriele Eminente, spiega “In nessun Paese in cui lavoriamo accettiamo la presenza di armi, ad esempio nei nostri ospedali” mentre Save The Children afferma: “gran parte dei punti del codice di condotta indicano cose che già facciamo e ci sono stati chiarimenti su un paio di punti che ci preoccupavano, quindi non abbiamo avuto problemi a firmare”. Proactiva Open Arms fa sapere di voler sottoscrivere il codice mentre nessuna firma per la tedesca Jugend Rettet, presente al Viminale.

Il mondo delle mondo delle organizzazioni non governative, quindi, si divide davanti a un documento tra chi è più “filo governativo” e chi più “indipendente”.

Migranti, il codice di condotta delle Ong

  • Non entrare nelle acque libiche, “salvo in situazioni di grave ed imminente pericolo” e non ostacolare l’attività della Guardia costiera libica.
  • Non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione.
  • Non fare comunicazioni per agevolare la partenza delle barche che trasportano migranti.
  • Attestare l’idoneità tecnica per le attività di soccorso. In particolare, viene chiesto alle ong anche di avere a bordo “capacità di conservazione di eventuali cadaveri”.
  • Informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita. Tenere aggiornato il competente Centro di coordinamento marittimo sull’andamento dei soccorsi.
  • Non trasferire le persone soccorse su altre navi, “eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo (Mrcc) e sotto il suo coordinamento anche sulla base delle informazioni fornite dal comandante della nave”.
  • Informare costantemente lo Stato di bandiera dell’attività intrapresa dalla nave.
  • Cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni.
  • Ricevere a bordo, su richiesta delle autorità nazionali competenti, “eventualmente e per il tempo strettamente necessario”, funzionari di polizia giudiziaria che possano raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico.
  • Dichiarare le fonti di finanziamento alle autorità  dello Stato in cui l’ong è registrata.
  • Cooperazione leale con l’autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti.
  • Recuperare, “una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile”, le imbarcazioni improvvisate ed i motori fuoribordo usati dai trafficanti di uomini.